Lo spirito di liberalità - Avvocato Pedrazzoli

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Lo spirito di liberalità nella donazione

Lo spirito di liberalità nella donazione non va confuso con i motivi individuali e contingenti che spingono il donante a trasferire un proprio diritto o ad assumere un obbligo. Piuttosto, l'animus donandi deve essere considerato come lo scopo costante e tipico perseguito dal donante ogniqualvolta conferisce al donatario un vantaggio patrimoniale senza essere obbligato a farlo.

Lo spirito di liberalità, ossia l'assenza di costrizione, va distinto dal motivo che ha spinto il donante all'azione. È proprio questa consapevolezza di agire liberamente che definisce la non patrimonialità della causa dell'attribuzione, e quindi qualifica l'atto come donazione.

Inoltre, è importante che l'intento liberale del donante sia condiviso dal donatario, definendo lo spirito di liberalità come l'intento comune di realizzare un trasferimento patrimoniale senza corrispettivo. La giurisprudenza ha chiarito che lo spirito di liberalità non si limita a un mero intento di generosità, ma rappresenta lo scopo obiettivo e costante raggiunto con la donazione.

La valutazione della gratuità o onerosità di un negozio deve essere effettuata tenendo conto della causa, non dei motivi. In particolare, la donazione richiede un intento liberale, non rientrando negli atti a titolo gratuito soltanto quelli realizzati per spirito di liberalità.

La presenza di uno scopo diverso da quello liberale o l'assenza di spontaneità a causa del convincimento di adempiere a un obbligo naturale escludono il negozio dal novero dei contratti di donazione. Allo stesso modo, i motivi ulteriori che inducono il donante, la mancanza di un legame affettivo specifico tra donante e donatario, o la presenza di conflitti tra le parti, sono irrilevanti nella determinazione dello spirito di liberalità.

Si precisa che il trasferimento di beni immobili ai figli, in esecuzione di un accordo di separazione, o investimenti effettuati per la ristrutturazione della casa familiare in regime di separazione dei beni, non rientrano nella sfera della donazione per mancanza dello spirito di liberalità. Al contrario, la costituzione di un fondo patrimoniale può essere considerata un atto liberale, non essendo obbligatorio per legge.

L'intento donativo deve essere specificatamente provato in caso di cointestazione di conto corrente con potere di firma disgiunta, in cui il contitolare deve dimostrare l'animus donandi dell'altro. La sproporzione tra le prestazioni o l'assenza di interesse economico non costituiscono di per sé prova dell'intento donativo.

Infine, nel caso di plurime donazioni di denaro da parte di una madre alla figlia convivente, è necessario valutare se queste possano essere giustificate dal legame parentale e dalla coabitazione, accertando che ogni donazione sia stata effettuata esclusivamente per spirito di liberalità.
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