La decadenza dal diritto di accettare l'eredità
Il diritto di accettare l'eredità non è perpetuo. Può estinguersi per il decorso del termine decennale di prescrizione, per la scadenza di un termine fissato dal giudice su istanza di chi vi abbia interesse, o per il mancato rispetto dei termini imposti al chiamato in relazione al possesso dei beni. Gli effetti non sono però identici: in alcuni casi si perde il diritto di accettare, in altri si diventa erede puro e semplice.
In questa guida
Prescrizione e decadenza: due meccanismi distinti
Prescrizione
Opera per il solo decorso del tempo dall'apertura della successione, senza iniziativa di alcuno. Il termine è decennale ed è soggetto alle regole generali su sospensione e interruzione.
Decadenza
Consegue al mancato compimento di un atto entro un termine, fissato dal giudice o dalla legge in relazione a una situazione determinata. Non tollera sospensioni né interruzioni.
Il termine decennale di prescrizione
Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni. Il termine decorre dal giorno dell'apertura della successione e, in caso di istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione.
È l'ipotesi ordinaria, e la più frequente: il chiamato che resti inerte per un decennio perde il diritto di accettare. Il termine decorre dall'apertura della successione, non dalla conoscenza della propria qualità di chiamato.
Il termine fissato dal giudice
Chiunque vi ha interesse può chiedere che l'autorità giudiziaria fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinunzia all'eredità. Trascorso questo termine senza che abbia fatto la dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.
È il meccanismo dell'actio interrogatoria: consente a chi abbia interesse di comprimere il termine decennale, costringendo il chiamato inerte a decidere. Il procedimento si svolge in camera di consiglio davanti al tribunale del luogo di apertura della successione.
Il termine fissato dal giudice ha carattere irrevocabile: una volta stabilito, non è suscettibile di proroga o di revoca, e il suo decorso produce la perdita del diritto di accettare.
Lo strumento dell'art. 481 c.c. non è utilizzabile quando il chiamato si trovi già nel possesso dei beni ereditari: per lui opera il distinto meccanismo dell'art. 485 c.c.
Il chiamato nel possesso dei beni
Il chiamato all'eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia della devoluta eredità. Trascorso tale termine senza che l'inventario sia stato compiuto, il chiamato all'eredità è considerato erede puro e semplice.
Compiuto l'inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione di accettazione ha un termine di quaranta giorni da quello del compimento dell'inventario per deliberare se accetta o rinunzia all'eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.
Per il chiamato nel possesso dei beni la sanzione non è la perdita del diritto di accettare: è l'acquisto automatico della qualità di erede puro e semplice, con responsabilità illimitata per i debiti del defunto.
Chi vive nella casa del defunto, ne detiene i beni o ne ha comunque la disponibilità materiale si trova quindi in una posizione strutturalmente più esposta, e il decorso del termine gli è sfavorevole nel modo più radicale.
Il chiamato non nel possesso dei beni
Il chiamato all'eredità, che non è nel possesso di beni ereditari, può fare la dichiarazione di accettare col beneficio d'inventario, fino a che il diritto di accettare non è prescritto.
Quando ha premesso l'inventario, deve emettere la dichiarazione di accettazione col beneficio entro quaranta giorni dal compimento di esso; in mancanza, perde il diritto di accettare l'eredità.
La posizione è opposta a quella del chiamato nel possesso: qui non vi è alcun termine breve che decorra automaticamente, e il chiamato conserva la facoltà di accettare con beneficio finché il diritto non si prescrive. Il termine dei quaranta giorni scatta solo se ha preso l'iniziativa di redigere l'inventario.
Se il chiamato non è nel possesso e lascia decorrere i quaranta giorni dall'inventario, perde il diritto di accettare: non diventa erede.
Se il chiamato è nel possesso e lascia decorrere i termini, diventa erede puro e semplice: risponde dei debiti con il proprio patrimonio.
Quadro riassuntivo dei termini
| Situazione | Termine | Decorrenza | Effetto della scadenza |
|---|---|---|---|
| Chiamato inerte, regola generale | 10 anni | Apertura della successione | Prescrizione del diritto di accettare |
| Termine fissato dal giudice su istanza dell'interessato | Stabilito dal giudice | Comunicazione del decreto | Perdita del diritto di accettare |
| Chiamato nel possesso dei beni — inventario | 3 mesi | Apertura della successione o notizia della devoluzione | Erede puro e semplice |
| Chiamato nel possesso — deliberazione dopo l'inventario | 40 giorni | Compimento dell'inventario | Erede puro e semplice |
| Chiamato non nel possesso che ha redatto l'inventario | 40 giorni | Compimento dell'inventario | Perdita del diritto di accettare |
Chi può chiedere la fissazione del termine
La legittimazione attiva è ampia: spetta a chiunque abbia un interesse concreto e attuale alla definizione della posizione del chiamato.
- Coeredi, che non possono procedere alla divisione finché la posizione resta incerta;
- Chiamati ulteriori, destinati a subentrare in caso di rinuncia o decadenza;
- Legatari, che devono individuare l'onerato tenuto alla prestazione;
- Creditori ereditari, che devono sapere contro chi agire;
- Creditori del chiamato, interessati all'incremento del patrimonio del proprio debitore;
- Beneficiari di un onere posto a carico del chiamato;
- Esecutori testamentari e curatori dell'eredità giacente.
Il chiamato incapace
La procedura può essere promossa anche nei confronti di soggetti incapaci, con le cautele imposte dalla loro condizione: occorre tener conto dei tempi necessari al rappresentante legale per ottenere le autorizzazioni richieste, e va considerato che per minori e soggetti protetti l'eredità può essere accettata soltanto con beneficio d'inventario.
Gli effetti della decadenza
Perduto il diritto di accettare, la quota del chiamato si devolve secondo le regole ordinarie: opera la rappresentazione a favore dei suoi discendenti ove ne ricorrano i presupposti, altrimenti si verifica l'accrescimento a favore degli altri chiamati o la devoluzione ai successibili ulteriori secondo l'ordine legale.
Sulla possibilità per il chiamato decaduto di rientrare nella successione a titolo di successore legittimo, la risposta appare negativa: la perdita del diritto di accettare non consente di riproporre la propria vocazione ad altro titolo.
Cosa fare quando il termine incombe
- Accertare la propria posizione: chiamato nel possesso o no, poiché da questo dipende l'intero regime applicabile;
- Individuare la decorrenza esatta dei termini, distinguendo apertura della successione, notizia della devoluzione e compimento dell'inventario;
- Verificare l'esistenza di atti interruttivi rispetto al termine decennale;
- Valutare il beneficio d'inventario, che per il chiamato nel possesso è l'unico strumento per evitare la responsabilità illimitata;
- Considerare la rinuncia, ove l'eredità risulti passiva;
- Contestare i presupposti del ricorso ex art. 481 c.c., quando il chiamato sia già nel possesso dei beni.
Domande frequenti
Entro quanto tempo si può accettare l'eredità?
Entro dieci anni dall'apertura della successione. Il termine può essere abbreviato su istanza di chi vi abbia interesse, con ricorso al giudice per la fissazione di un termine più breve.
Cosa succede se non rispondo al termine fissato dal giudice?
Si perde il diritto di accettare l'eredità. Il termine fissato dal giudice ha carattere irrevocabile e non è suscettibile di proroga.
Sono nel possesso dei beni: valgono le stesse regole?
No. Per il chiamato nel possesso opera l'art. 485 c.c.: tre mesi per l'inventario e quaranta giorni per deliberare, decorsi i quali si è considerati eredi puri e semplici, con responsabilità illimitata per i debiti.
Si può chiedere la fissazione del termine a chi possiede già i beni?
No. Lo strumento dell'art. 481 c.c. non è utilizzabile nei confronti del chiamato già nel possesso dei beni ereditari, per il quale opera il distinto meccanismo dell'art. 485 c.c.
Il chiamato decaduto può rientrare come successore legittimo?
La risposta appare negativa: la perdita del diritto di accettare non consente di riproporre la propria vocazione ad altro titolo.
Se un termine sta per scadere, o se ha ricevuto la notifica di un decreto di fissazione, la valutazione va compiuta subito: i termini di decadenza non tollerano sospensioni. Lo Studio è a disposizione per una valutazione preliminare online o per un incontro riservato in studio.