Atto costitutivo del trust - Avvocato Pedrazzoli

Antonio Pedrazzoli

Avvocato per Eredità e Successioni

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Novara, Rotonda Massimo d'Azeglio n. 11
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Atto costitutivo del trust

A seguito della ratifica da parte dell'Italia della Convenzione internazionale sull'Aja il 1° luglio 1985, con la Legge 16 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992, il trust ha acquisito efficacia nel nostro ordinamento. Tale riconoscimento consente di conferire effetti giuridici alle pattuizioni che danno vita a figure di trust.
Nel negozio giuridico che istituisce il trust, l'elemento causale è identificabile nel programma di destinazione dei beni, mentre nella trasmissione delle attività, la causa è riconducibile alla finalità perseguita. Ciò avviene indipendentemente dalla natura traslativa dell'effetto rispetto alla causa del negozio stesso. La giurisprudenza ha affrontato la problematica di adattare il trust, tipico dei sistemi di common law, alle strutture concettuali dei sistemi di civil law. In particolare, si osserva che, contrariamente ad alcune teorie, il trust non crea un nuovo soggetto di diritto, ma trasferisce i beni al trustee, che ne assume la titolarità in un modo peculiare, amministrandoli nell'interesse del beneficiario.
La Convenzione dell'Aja del 1985 stabilisce che i beni del trust costituiscono una massa patrimoniale distinta e separata dal patrimonio personale del trustee. Tale disposizione chiarisce che non è riconoscibile come valido un trust in cui il disponente mantiene il controllo unilaterale su scopo, statuto e regole del trust, anche assumendo la funzione di Guardiano.
L'articolo 13 della Convenzione introduce una norma antielusiva, prevedendo che uno stato non sia tenuto a riconoscere un trust i cui elementi sono più connessi a stati che non prevedono tale istituto, a meno che non si tratti di evitare il pagamento delle tasse. Le corti italiane hanno affrontato casi di trust con elementi significativi collegati al nostro Paese, esaminando la validità del trust interno, escluso solo in casi di finalità abusive o fraudolente.
La questione centrale rimane l'apprezzamento dell'elemento causale dell'atto costitutivo, che, se ritenuto meritevole di tutela, non presenterebbe ostacoli al suo riconoscimento. Le decisioni giurisprudenziali recenti hanno confermato la validità dei trust, anche quelli con finalità di protezione dei beni del beneficiario, a condizione che l'atto istitutivo implichi un trasferimento effettivo di proprietà.
La distinzione tra atti onerosi e gratuiti o liberali nel contesto del trust è rilevante anche per la valutazione fiscale. In termini tributari, si pone la questione se l'imposta di donazione sia dovuta al momento della distribuzione dei beni dal trust ai beneficiari, con la Corte di Cassazione che ha chiarito che l'evento impositivo si realizza solo al momento della distribuzione effettiva.
La complessità del trust come strumento legale e fiscale dimostra la necessità di un'analisi approfondita per garantire che la sua applicazione rispetti le norme vigenti e gli interessi dei partecipanti. La pratica giurisprudenziale continuerà a svolgere un ruolo cruciale nel determinare l'ambito di applicazione e le implicazioni del trust nel diritto italiano.
Avvocato Antonio Pedrazzoli
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