L'onere impossibile o illecito - Avvocato Pedrazzoli

Antonio Pedrazzoli

Avvocato per Eredità e Successioni

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Interpretazione della Normativa sull'Onere Impossibile o Illecito

La normativa relativa all'onere impossibile o illecito, delineata nel terzo comma dell'articolo in esame e parallela a quanto disposto per la condizione dall'articolo 634, stabilisce due principi distinti. La cosiddetta regola sabiniana ("vitiatur sed non vitiat"), menzionata nel primo inciso, sembra suggerire, almeno superficialmente, il carattere accessorio della disposizione modale, una nozione tuttavia contestata da gran parte della dottrina.

Il secondo inciso, deviando dalla regola "accessorium sequitur principale", sottolinea l'importanza dei moventi psicologici nella formazione della volontà nelle disposizioni testamentarie, distinguendo tra onere illecito e motivo illecito.

Questo approccio interpretativo, che considera parallelamente onere e condizione impossibili o illeciti, suggerisce una doppia valutazione dell'onere: come unico motivo determinante, influenzando la formazione della volontà testamentaria, e come espressione di una volontà testamentaria autonoma, applicando la regola "vitiatur sed non vitiat" in caso di valutazione negativa.

L'ipotesi che l'onere rappresenti l'unico motivo determinante della disposizione attributiva emerge quando quest'ultima serve esclusivamente a realizzare l'onere. Se la disposizione è motivata da due fattori, di cui uno lecito, essa rimane valida. Tuttavia, se un unico motivo è determinante, il suo vizio compromette l'intera disposizione attributiva. I criteri di impossibilità e illiceità dell'onere seguono gli stessi principi applicabili all'oggetto del contratto.

Nonostante l'onere possa assorbire il valore intero del legato, ciò non lo rende il motivo unico e determinante del legato ai fini della nullità secondo l'articolo 647, comma 3.

La questione della rilevanza temporale dell'impossibilità o illiceità solleva il dubbio se la normativa debba applicarsi esclusivamente in presenza di una condizione originaria o anche in caso di sopravvenienza.

La giurisprudenza ha chiarito che l'impossibilità costituisce un motivo di invalidità solo se presente all'apertura della successione; l'impossibilità sopravvenuta conduce unicamente all'estinzione dell'obbligazione modale senza influenzare la disposizione attributiva. L'illiceità o l'impossibilità dell'adempimento dell'onere, sopravvenute indipendentemente dalla volontà dell'onerato e dopo l'apertura della successione, non determinano l'invalidità o la risoluzione della disposizione testamentaria attributiva, anche se l'onere fosse l'unico motivo determinante.

La dottrina prevalente critica questa soluzione, sostenendo che l'analisi della volontà del testatore, volta a stabilire se l'adempimento dell'onere fosse il solo motivo determinante del lascito, è cruciale per valutare l'invalidità della disposizione attributiva in caso di sopravvenuta illiceità o impossibilità.

Un'ulteriore opinione sostiene che la rilevanza della sopravvenienza dell'illiceità o dell'impossibilità non si limiti ai casi in cui il modo fosse essenziale ab origine, ma anche quando tale eventualità fosse stata prevista dal testatore. Un diverso approccio propone di considerare l'articolo 673, relativo al legato, per affrontare questa problematica, benché l'applicazione di tale norma appaia limitata dalla specificità della disciplina dell'onere, che non prevede esplicitamente tale ipotesi di sopravvenienza.

La giurisprudenza ha chiarito che la mancanza di fondi ereditari sufficienti a coprire l'onere economico non configura di per sé un onere impossibile. L'erede, anche senza aver accettato l'eredità con beneficio di inventario, rimane obbligato all'adempimento dell'onere oltre i limiti patrimoniali ereditari. Ad esempio, nel caso di un immobile destinato a orfanotrofio, l'impossibilità fisica di tale destinazione non annulla la disposizione testamentaria, potendo l'onere essere considerato adempiuto attraverso la destinazione dell'immobile a fini culturali per il beneficio degli orfani.

L'obbligo imposto all'erede di garantire il sostentamento di un terzo per tutta la vita è paragonabile a un vitalizio alimentare e, in caso di impossibilità di convivenza tra erede e beneficiario, può essere convertito in un obbligo di versamento di una somma periodica di denaro. Se l'adempimento dell'onere diventa impossibile a causa del rifiuto del beneficiario di accettare le prestazioni, non si configura la nullità della disposizione testamentaria, in quanto l'impossibilità sopravvenuta rientra nei principi generali di risoluzione o estinzione dell'obbligazione.

Per quanto riguarda l'illiceità, la giurisprudenza ha escluso tale qualificazione in vari contesti, come il trasferimento di beni ereditari a soggetti specificati dal testatore o la preferenza dei coeredi in caso di alienazione. Tuttavia, è stato considerato illecito l'onere che impone all'erede di liberare un fondo rustico entro una certa data, in violazione delle norme sui contratti agrari, o l'imposizione di vincoli di destinazione illimitati nel tempo, compromettendo significativamente il diritto di proprietà.

L'analisi dell'illiceità o impossibilità di un onere, e se questo abbia costituito l'unico motivo determinante della disposizione testamentaria, è una questione di fatto che non può essere sollevata per la prima volta in sede di legittimità. La valutazione se un onere illecito o impossibile abbia influenzato in modo determinante la volontà testamentaria, richiede un'attenta indagine ermeneutica sulla volontà del testatore, con implicazioni dirette sulla validità della disposizione testamentaria interessata.
Avvocato Antonio Pedrazzoli
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