Il contratto di divisione ereditaria - Avvocato Pedrazzoli

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Il contratto di divisione ereditaria

Il processo di divisione ereditaria può essere realizzato attraverso un contratto di divisione. Tale contratto, stipulato tra i coeredi o i contitolari di un diritto reale, mira a sciogliere la comunione dei beni, assegnando a ciascun partecipante una porzione di beni proporzionalmente alle quote possedute. Questo accordo è riconosciuto come un contratto a tutti gli effetti, che necessita di un consenso chiaramente espresso dalle parti coinvolte.
Per essere valido, il contratto di divisione richiede il consenso unanime di tutti i coeredi; in sua assenza, il contratto può essere considerato nullo. La giurisprudenza e la dottrina offrono varie interpretazioni riguardo alla conseguenza della mancata partecipazione di uno o più coeredi, oscillando tra la nullità e l'inefficacia del contratto relativamente ai coeredi esclusi.
Importante sottolineare che il contratto di divisione, quando riguarda beni immobili o diritti reali su immobili, deve essere redatto in forma scritta, conformemente all'articolo 1350, numero 11, del codice civile, al fine di garantirne la validità legale e la trascrivibilità. La giurisprudenza ha stabilito che la divisione di beni immobili deve essere documentata in modo formale, con la scrittura privata che necessita di autenticazione per la sua trascrizione.
Questo contratto non è considerato sinallagmatico poiché la corrispondenza tra le porzioni di beni e le quote non si traduce in una prestazione reciproca, ma piuttosto riflette la natura stessa della divisione. È qualificato come oneroso, benché esistano interpretazioni differenti che lo considerano un atto neutro.
La natura transattiva dell'accordo di divisione implica che una volta raggiunto, i coeredi non possono avanzare pretese basate su titoli che avrebbero potuto essere oggetto dell'accordo stesso. La giurisprudenza ha chiarito che la domanda di esecuzione specifica, in base all'articolo 2932 del codice civile, può essere presentata da un erede in relazione a un accordo preliminare di divisione, ma questa non sarà accolta se la divisione ha subito modifiche sostanziali rispetto all'intesa originale.
Inoltre, è ammesso che i coeredi, esercitando la loro autonomia negoziale, possano decidere lo scioglimento della comunione ereditaria anche solo nei confronti di uno degli eredi, mantenendo la comproprietà tra gli altri. Questo tipo di accordo, sebbene non configurando una divisione in senso stretto, rappresenta un contratto plurilaterale che diventa vincolante ed efficace tra le parti firmatarie e può estendersi agli assenti mediante successiva adesione.
In casi particolari, anche l'assenza della qualifica di coerede al momento dell'apertura della successione non preclude la possibilità per gli altri coeredi di concordare lo scioglimento della comunione ereditaria, inclusa l'attribuzione di una quota a tale soggetto, attraverso un contratto plurilaterale, che rimane vincolante ed efficace tra i partecipanti.
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