Giurisprudenza successioni - Avvocato Pedrazzoli

Antonio Pedrazzoli

Avvocato per Eredità e Successioni

Antonio Pedrazzoli

Avvocato per Eredità e Successioni

Milano - Piazza Castello 1

Antonio Pedrazzoli

Avvocato per Eredità e Successioni

Milano - Torino - Novara

Avv. Antonio Pedrazzoli

Torino - Corso Re Umberto 97

Milano - Torino - Novara

Antonio Pedrazzoli
Avvocato per Eredità e Successioni
Milano - Piazza Castello 1
Avv. Antonio Pedrazzoli
Antonio Pedrazzoli
Avvocato per Eredità e Successioni
Torino - Corso Re Umberto 97
Milano, Piazza Gae Aulenti n. 1
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Novara, Rotonda Massimo d'Azeglio n. 11
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Giurisprudenza successioni

ACCETTAZIONE DI EREDITA' - ACCETTAZIONE TACITA - DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE E VOLTURA CATASTALE
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 14/04/2022, n. 12259
A differenza della mera denuncia di successione, che ha valore esclusivamente fiscale, la voltura catastale ha invece rilievo sia agli effetti civili che a quelli catastali, ed è atto idoneo ad integrare un'accettazione tacita dell'eredità. Pertanto, deve considerarsi erede colui che ha effettuato la voltura al Catasto dei beni del de cuius a proprio favore.
ACCETTAZIONE DI EREDITA' - ACCETTAZIONE TACITA - PROPOSIZIONE DOMANDA DI MEDIAZIONE
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 01/04/2022, n. 10655
L'accettazione dell'eredità in forma tacita avviene ove il chiamato all'eredità compia un atto che necessariamente presupponga la volontà di accettare la medesima e che egli non avrebbe il diritto di compiere se non nella qualità di erede, il che ben può concretizzarsi non solo attraverso la domanda di divisione giudiziale, ma anche nell'iniziativa assunta dal chiamato per la divisione amichevole dell'asse con istanza proposta anche in sede non contenziosa.
ACCETTAZIONE DI EREDITA' - ACCETTAZIONE TACITA - SOTTRAZIONE DI BENI EREDITARI
Cass. civ. Sez. II, 09 ottobre 2014, n. 21348
In tema di successioni "mortis causa", l'accettazione tacita di eredità prevista dall'art. 476 cod. civ. presuppone la volontà, effettiva o presupposta, del chiamato, a differenza dell'ipotesi di cui all'art. 527 cod. civ., che ne prescinde completamente e considera erede puro e semplice colui che sottrae o nasconde i beni ereditari, assolvendo ad una esigenza di garanzia dei creditori del "de cuius", ai quali non può essere opposto un esonero di responsabilità attraverso il beneficio d'inventario o la rinunzia.
ACCETTAZIONE DI EREDITA' - OBBLIGAZIONI TRIBUTARIE
Cass. civ. Sez. V, 24 febbraio 2016, n. 3611
In tema di obbligazioni tributarie, grava sull'Amministrazione finanziaria creditrice del de cuius l'onere di provare l'accettazione dell'eredità da parte dei chiamati, per poter esigere l'adempimento dell'obbligazione del loro dante causa; tale onere non può essere assolto con la produzione della sola denuncia di successione, mentre è idoneamente adempiuto con la produzione degli atti dello stato civile, dai quali è dato coerentemente desumere quel rapporto di parentela con il de cuius che legittima alla successione ai sensi degli artt. 565 e seguenti c.c., o di qualsiasi altro documento dal quale possa, con pari certezza, desumersi la sussistenza di detta qualità.
ACCETTAZIONE DI EREDITA' DEL MINORE - TERMINE PER ERIGERE L'INVENTARIO
Cass. civ., Sez. II, 27/02/1995, n. 2276
Qualora il genitore esercente la potestà sul figlio minore chiamato all'eredità faccia l'accettazione prescritta dall'art. 471 c.c., da cui deriva l'acquisto da parte del minore della qualità di erede (art. 470 e 459 c.c.), ma non compia l'inventario - necessario solo per poter usufruire della limitazione della responsabilità - e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, l'eredità resta acquisita da quest'ultimo, che va però considerato erede puro e semplice (art. 489 c.c.).
ACCETTAZIONE TACITA DI EREDITA' - COMPORTAMENTO DEL CHIAMATO ALL'EREDITA'
Cass. civ., Sez. II, 07/07/1999, n. 7075
L'accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o siano concludenti e significativi della volontà di accettare; pertanto l'accettazione tacita dell'eredità può essere desunta dal comportamento complessivo del chiamato all'eredità che ponga in essere non solo atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione di per sè sola inidonea a comprovare l'accettazione tacita, ma anche atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale che rileva non solo dal punto di vista tributario ma anche dal punto civile per l'accertamento, legale o semplicemente materiale, della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi.
ACTIO INTERROGATORIA: CHIAMATO NON POSSESSORE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 01/06/2023, n. 15587
L' actio interrogatoria può essere proposta solo contro il chiamato non possessore. Se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari, egli deve, ai sensi dell'art. 485 c.c., conformarsi alle disposizioni sul beneficio di inventario, entro il termine di tre mesi dall'apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità o dal momento di inizio del possesso. Se non compie l'inventario entro questo termine acquista la qualità di erede puro e semplice.
AGEVOLAZIONI PRIMA CASA - DIRITTO DI ABITAZIONE - SEPARAZIONE DEI BENI
Cass. civ., Sez. V, Ordinanza, 02/02/2023, n. 3123
Il riferimento alla "residenza della famiglia", che consente di ottenere l'agevolazione prima casa ove uno solo dei coniugi abbia posto la residenza nell'immobile agevolato, opera solo per i coniugi in comunione legale, mentre non può trovare applicazione all'acquisto del diritto di abitazione operato, in comproprietà, dai coniugi in separazione dei beni. Secondo la Corte, infatti, la rilevanza delle "residenza della famiglia" è stata affermata dalla giurisprudenza consolidata solo con riferimento alla comunione legale, in quanto, limitatamente a tale regime, opera il meccanismo di acquisto ex lege sancito dall'art. 177 c.c.
ASSICURAZIONE SULLA VITA - EREDI DEL BENEFICIARIO PREMORTO
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 27/04/2023, n. 11101
L'acquisto del diritto alla prestazione assicurativa in favore degli eredi del beneficiario premorto allo stipulante opera iure hereditatis, e non iure proprio, nella medesima misura che sarebbe spettata al beneficiario premorto.
ATTO DI DESTINAZIONE - AZIONE DI SIMULAZIONE ASSOLUTA
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 08/06/2023, n. 16313
L'azione di simulazione assoluta è proponibile dal creditore della parte alienante, anche se l'avente causa di quest'ultimo abbia trascritto, in data anteriore rispetto alla trascrizione della domanda giudiziale introduttiva del giudizio, il vincolo di destinazione, apposto ai sensi dell'art. 2645-ter c.c. sul bene compravenduto, poiché la trascrizione attua una forma di pubblicità avente natura dichiarativa, che rende l'atto negoziale opponibile ai terzi, ma è inidonea ad attribuirgli l'efficacia e la validità di cui esso è naturalmente privo.
AZIONE DI RIDUZIONE - ACCETTAZIONE TACITA - RIDUZIONE DELLE DONAZIONI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 27/10/2023, n. 29891
In tema di successione mortis causa, la disposizione di cui all'art. 564 c.c., che subordina la proposizione dell'azione di riduzione delle donazioni e dei legati da parte del legittimario alla sua accettazione con beneficio d'inventario, opera solo quando la stessa sia esercitata nei confronti dei terzi e non anche nei confronti di persone chiamate come coeredi, sicché il legittimario, che non possa aggredire la donazione più recente a favore di un non coerede per avere omesso di assolvere a detto onere, può aggredire la donazione meno recente a favore del coerede solo nei limiti in cui risulti dimostrata l'insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva, mentre, in caso di donazioni coeve, si applica il criterio proporzionale, in virtù del quale la donazione in favore del coerede può essere aggredita nei limiti necessari a reintegrare la propria quota, ma in misura non eccedente quella che sarebbe stata la riduzione conseguita ove si fosse considerato anche il valore della donazione a favore del non coerede.
AZIONE DI RIDUZIONE - CALCOLO DELLA MASSA EREDITARIA
Cass. civ. Sez. II, 23 dicembre 2014, n. 27352
Al fine di accogliere la domanda di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima è imprescindibile, sotto il profilo logico-giuridico, ai fini dell'accertamento dell'effettiva lesione della quota di riserva, formare - ai sensidell'art. 556 c.c. - una massa di tutti i beni appartenenti al defunto al tempo della morte, atteso che tale disposizione è preordinata alla determinazione della porzione spettante al legittimario sull'attivo netto del patrimonio del defunto, composto dai beni da lui lasciati e da quelli dei quali abbia disposto a titolo gratuito con atti inter vivos.
AZIONE DI RIDUZIONE - DONAZIONE INDIRETTA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 02/12/2022, n. 35461
In tema di tutela del legittimario, ai fini della reintegrazione della quota di riserva, qualora il donatario beneficiario della disposizione lesiva abbia alienato l'immobile donatogli, il legittimario, se ricorrono le condizioni stabilite dall'art. 563 c.c., può chiederne la restituzione anche ai successivi acquirenti che sono, invece, al riparo da ogni pretesa restitutoria del legittimario nella diversa ipotesi di riduzione di una donazione indiretta; infatti, in tale ultima ipotesi, poiché l'azione di riduzione non mette in discussione la titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito.
AZIONE DI RIDUZIONE - ESEGUIBILITA' DELLA SENTENZA
Cass. civ., Sez. III, 13/05/2021, n. 12872
La pronuncia di condanna contenuta nella sentenza di accoglimento della domanda di riduzione della quota di legittima non è immediatamente eseguibile quando rappresenti il conguaglio di una operazione divisionale; è invece immediatamente eseguibile quando sia stata pronunciata senza necessità di alcuna divisione, ai sensi dell'art. 560, commi 2 e 3, c.c.
AZIONE DI RIDUZIONE - LITISCONSORZIO NECESSARIO - CARATTERE PERSONALE DELL'AZIONE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 04/08/2023, n. 23862
In materia di successione, tenendo conto della natura di azione costitutiva dell'azione di riduzione per lesione di legittima, della circostanza che essa non dà luogo a litisconsorzio necessario nei confronti degli altri legittimari che non abbiano beneficiato delle disposizioni testamentarie, o delle donazioni da ridurre, e del fatto che l'art. 557, comma 1 cod. civ. stabilisce espressamente che la stessa può essere domandata solo dai legittimari (in ciò confermato dall'art. 564, comma 2 cod. civ.) e dai loro eredi o aventi causa, si deve ritenere che l'azione in questione sia strettamente personale e che non sia quindi rilevabile d'ufficio la lesione della quota riservata ad un legittimario che non abbia esercitato l'azione di riduzione e le conseguenti azioni di restituzione.
AZIONE DI RIDUZIONE - RAPPORTO TRA AZIONE DI RIDUZIONE E COLLAZIONE
Cass. civ., Sez. II, 10/12/2020, n. 28196
Quando una donazione soggetta a collazione sia contemporaneamente lesiva della legittima, la tutela offerta dall'azione di riduzione, vittoriosamente esperita contro il coerede donatario, non assorbe gli effetti della collazione, che opererà in questo caso consentendo al legittimario di concorrere pro quota sul valore della donazione ridotta che eventualmente sopravanzi l'ammontare della porzione indisponibile della massa.
AZIONE DI RIDUZIONE - RIDUZIONE DI DONAZIONI E DI DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE
Cass. civ. Sez. II, 23 dicembre 2014, n. 27352
Al fine di accogliere la domanda di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima è imprescindibile, sotto il profilo logico-giuridico, ai fini dell'accertamento dell'effettiva lesione della quota di riserva, formare - ai sensidell'art. 556 c.c. - una massa di tutti i beni appartenenti al defunto al tempo della morte, atteso che tale disposizione è preordinata alla determinazione della porzione spettante al legittimario sull'attivo netto del patrimonio del defunto, composto dai beni da lui lasciati e da quelli dei quali abbia disposto a titolo gratuito con atti inter vivos.
AZIONE DI RIDUZIONE - RINUNCIA ALL'AZIONE DI RIDUZIONE - LIBERALITA' INDIRETTA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 28/07/2023, n. 23036
La rinuncia del coniuge all'azione di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima può comportare un arricchimento nel patrimonio della figlia beneficiata, nominata erede universale, tale da integrare gli estremi di una donazione indiretta, se corra un nesso di causalità diretta tra donazione e arricchimento.
AZIONE DI RIDUZIONE - RINUNCIA TACITA ALL'AZIONE DI RIDUZIONE
Cass. civ., Sez. II, 05/01/2018, n. 168
In tema di successioni, il diritto, patrimoniale (e perciò disponibile) e potestativo, del legittimario di agire per la riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva, dopo l'apertura della successione, è rinunciabile anche tacitamente, sempre che detta rinuncia sia inequivocabile, occorrendo a tal fine un comportamento concludente del soggetto interessato che sia incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione.
AZIONE DI RIDUZIONE - TASSATIVITA' ED INDEROGABILITA' DELL'ORDINE DI RIDUZIONE DELLE DONAZIONI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 02/12/2022, n. 35461
In tema di tutela dei diritti del legittimario, le donazioni che il "de cuius" abbia fatto in vita, qualora debbano essere oggetto di riduzione ai fini della reintegrazione della quota di riserva, si riducono a cominciare dall'ultima e risalendo via via alle anteriori. Tale ordine è tassativo ed inderogabile, cosicché non è consentito al legittimario di far ricadere il peso della riduzione in modo difforme da quanto disposto dagli artt. 555, 558 e 559 c.c. e, pertanto, la scelta del legittimario di ridurre una donazione anteriore senza previamente aggredire quella più recente incontra il limite rappresentato dall'onere di scomputare dal valore della riduzione richiesta quello della riduzione che il legittimario avrebbe potuto richiedere al donatario posteriore, giacché egli non può recuperare, a scapito di un donatario anteriore, quanto potrebbe conseguire agendo in riduzione nei confronti del donatario più recente.
AZIONE DI RIDUZIONE - TERMINE DI PRESCRIZIONE
Cass. civ., Sez. Unite, 25/10/2004, n. 20644
Il termine di prescrizione dell'azione di riduzione, nella sola ipotesi di disposizioni testamentarie lesive della legittima, decorre dalla data di accettazione dell'eredità da parte del chiamato.
AZIONE DI RIDUZIONE - VALUTAZIONE DEI BENI - DATA DI RIFERIMENTO PER RIDUZIONE E DIVISIONE
Cass. civ., Sez. II, 08/11/2023, n. 31125
In caso di pretermissione del legittimario per effetto di istituzione di erede a titolo universale, a seguito dell'esperimento vittorioso dell'azione di riduzione sui beni relitti ovvero recuperati per effetto sempre dell'azione di riduzione, viene a determinarsi una situazione di comunione tra l'erede istituito ed il legittimario nella quale la quota del primo è corrispondente al valore della quota di legittima non soddisfatta determinata in proporzione al valore dell'intera massa, il tutto secondo la stima compiuta alla data di apertura della successione. Tuttavia ove debba procedersi alla divisione della comunione così insorta, la stima dei beni in vista delle operazioni divisionali deve essere aggiornata alla luce del mutato valore dei beni tra la data di apertura della successione e quella di effettivo scioglimento della comunione.
AZIONE DI SIMULAZIONE - TERMINE DI PRESCRIZIONE
Cass. civ., Sez. II, 21/02/2007, n. 4021
L'obbligo della collazione ereditaria riguarda le donazioni (dirette e indirette) ma non i beni oggetto di trasferimento a titolo oneroso (anche se a favore del coerede), poiché, in tal caso, esso sorge solo dopo che sia stata dichiarata la simulazione dell'atto, in accoglimento di apposita azione formulata dal coerede che chiede la divisione, il quale, nel proporre l'azione di simulazione, non è terzo ma subentra nella posizione del "de cuius", anche ai fini della prescrizione dell'azione medesima che già rientrava nel patrimonio del "de cuius". Solo quando l'azione di simulazione viene esercitata in funzione della riduzione della donazione (che si asserisce dissimulata) il termine prescrizionale decorre dalla data di apertura della successione, mentre quando la declaratoria di simulazione sia richiesta non per far valere il diritto alla quota di riserva ma al solo scopo dell'acquisizione del bene oggetto di donazione alla massa ereditaria, in vista della determinazione delle quote dei condividenti e senza che avvenga addotta alcuna lesione di legittima, il termine di prescrizione della relativa azione decorre dal compimento dell'atto che si assume simulato. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell'enunciato principio, ha confermato l'impugnata sentenza con la quale si era ritenuto che il ricorrente, non avendo agito come legittimario, bensì deducendo la simulazione al fine di acquisire alla massa ereditaria il bene ceduto in donazione ad altro coerede, si era posto nella stessa posizione del "de cuius", anche con riguardo alla prescrizione dell'azione, in concreto maturata, dovendo farsi decorrere il "dies a quo" dalla data di stipulazione dell'atto e non dall'apertura della successione).
BENEFICIARIO DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO E CAPACITA' DI FARE TESTAMENTO
Giudice tutelare Vercelli Decreto, 04 settembre 2015
Il Giudice tutelare, laddove chiamato ad esprimersi sull'opportunità di privare il beneficiario di amministrazione di sostegno della capacità di negoziare validamente un testamento, dovrà approfondire: A) se il medesimo versi in condizioni di infermità o inferiorità tali da porlo in stato di facile raggirabilità e che non gli consentano di giovarsi di intervalli di lucidità; B) se comprenda in modo corretto o meno la natura dell'atto da compiersi; C) ancora, se vi possa essere indotto sulla scorta di percorso psicologico non corretto, alterato da indebiti fattori devianti esterni. Ciò potrà fare avendo riguardo, in via analogica, alle disposizioni che disciplinano l'attività notarile di raccolta degli atti - imponendo al rogante un'indagine sulla volontà delle parti - nonché a tutte le norme del codice civile che disciplinano l'invalidità successiva del testamento o delle singole disposizioni.
BENEFICIO DI INVENTARIO - AZIONE SURROGATORIA
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 22/11/2022, n. 34297
La mancata richiesta all'assicuratore, da parte dell'assicurato, di rimborsare le spese (nella specie, il compenso spettante al consulente di parte) sostenute per resistere all'azione del danneggiato può integrare la trascuratezza del debitore che costituisce presupposto dell'azione surrogatoria (con cui il creditore è legittimato ad agire "in sostituzione" del debitore per conservare la garanzia patrimoniale), se si ingenera il pericolo che, a causa dell'inerzia, le ragioni creditorie possano essere frustrate; l'esercizio dell'azione ex art. 2900 c.c. non è incompatibile con l'intervenuta accettazione con beneficio d'inventario dell'eredità relitta dal debitore, trattandosi di circostanza neutra rispetto ai presupposti della surrogatoria e di istituto, finalizzato alla separazione del patrimonio degli eredi da quello del "de cuius" e alla sua liquidazione (individuale o, se richiesta, concorsuale), che non impedisce l'incremento dell'asse ereditario mediante la riscossione di crediti (nel caso, l'indennizzo assicurativo) da parte degli eredi beneficiati o, nell'ipotesi di loro inerzia, per iniziativa dei creditori del defunto.
BENEFICIO D'INVENTARIO - ECCEZIONI
Cass. civ. Sez. V, 11 novembre 2015, n. 23061
L'accettazione dell'eredità col beneficio di inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del de cuius entro il valore dei beni ereditari ed implicando una posizione dell'erede del debitore, di fronte alle ragioni dl creditore del defunto, quantitativamente diversa o più favorevole, deve essere eccepita nel giudizio cognitorio al creditore del de cuius che faccia valere illimitatamente la propria pretesa, sì da contenere nei limiti imposti dall'eccezione l'estensione e gli effetti della pronuncia giudiziale. In mancanza di un siffatto accertamento, la pronuncia non è più contestabile, neppure in sede esecutiva, non essendo altrimenti deducibile la qualità di erede con beneficio di inventario. (Principio applicato nella fattispecie ove non era stato impugnato il titolo a mezzo del quale era stata fatta valere illimitatamente dall'erario, nei riguardi dell'erede-ricorrente, la pretesa obbligatoria concernente il debito tributario del defunto padre della medesima).
BENEFICIO DI INVENTARIO - ESCLUSIONE PER I LEGATI
Cass. civ., Sez. II, 20/01/1994, n. 464
Dalla lettera e dalla collocazione sistematica dell'art. 932 del c.c. 1865, trasfuso nell'art. 473 c.c. vigente, si evince che solo nel caso di disposizioni testamentarie a titolo universale a favore di persone giuridiche ("eredità devolute ai corpi morali", art. 932 c.c. 1865; "eredità devolute alle persone giuridiche", art. 473 c.c. vigente), e non anche nell'ipotesi di disposizioni a titolo particolare, l'accettazione doveva farsi, come deve effettuarsi, con il beneficio d'inventario.
BENEFICIO DI INVENTARIO - DEBITI VERSO L'ERARIO
Cass. civ., Sez. V, Ordinanza, 27/11/2020, n. 27106
La limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti ereditari, derivante dall'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, è opponibile a qualsiasi creditore ivi compreso l'erario che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell'avviso di accertamento nei confronti dell'erede, non può esigere l'imposta sino a quando non si sia chiusa la procedura di liquidazione dei debiti ereditari e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell'erede.
CANCELLAZIONE DI SOCIETA' DI CAPITALI DAL REGISTRO DELLE IMPRESE - CREDITORI RIMASTI INSODDISFATTI
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 13/12/2022, n. 36407
In tema di effetti della cancellazione di società di capitali dal registro delle imprese nei confronti dei creditori sociali insoddisfatti, il disposto dell'art. 2495, comma 2, c.c. implica che l'obbligazione sociale non si estingue ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione, sicché grava sul creditore l'onere della prova circa la distribuzione dell'attivo sociale e la riscossione di una quota di esso in base al bilancio finale di liquidazione, trattandosi di elemento della fattispecie costitutiva del diritto azionato dal creditore nei confronti del socio.
CAUTELA SOCINIANA - LEGATO DI USUFRUTTO UNIVERSALE AL LEGITTIMARIO
Cass. civ., Sez. II, 18/10/2023, n. 28962
Qualora il testatore abbia disposto a titolo particolare di tutti i suoi beni o di una parte eccedente la disponibile, legando al legittimario l'usufrutto universale e la nuda proprietà a un estraneo, il legittimario, privato in tutto o in parte della nuda proprietà della quota riservata, è chiamato ab intestato all'eredità; conseguentemente non si ha una figura di legato tacitativo ai sensi dell'art. 551 c.c., che suppone l'istituzione ex asse di altra o di altre persone, ma ricorre di regola l'ipotesi prevista dall'art. 550, comma 2, c.c., prospettandosi pertanto al legittimario la scelta o di eseguire la disposizione o di abbandonare la disponibile per conseguire la legittima.
CLAUSOLA "SI SINE LIBERIS DECESSERIT"
Cass. civ. Sez. II, 14 ottobre 2013, n. 23278
Nella clausola "si sine liberis decesserit" apposta ad un testamento non si ha una duplice e successiva istituzione come nel fedecommesso, bensì una istituzione subordinata a condizione risolutiva, verificatasi la quale il primo istituito viene considerato come se non fosse stato mai chiamato. Tuttavia, tale clausola è valida solo quando ha tutti i caratteri di una vera e propria condizione, risolutiva rispetto al primo istituito e sospensiva nei confronti del secondo, mentre essa è nulla quando viene impiegata per mascherare una sostituzione fedecommissoria vietata dalla legge, occorrendo quindi al riguardo un accertamento caso per caso, sulla base della volontà del testatore e delle particolari circostanze e modalità della disposizione.
COLLAZIONE - ACQUISTO DI IMMOBILE PER IL FIGLIO CON DENARO PROPRIO
Cass. Civ. Sez. Unite, 9282/92
Nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, con la sua adesione, la compravendita costituisce strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, e, quindi, integra donazione indiretta del bene stesso, non del denaro. Pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell'art. 737 cod. civ., il conferimento deve avere ad oggetto l'immobile, non il denaro impiegato per il suo acquisto.
COLLAZIONE - DISPENSA DALLA COLLAZIONE - OBBLIGO COLLATIZIO
Cass. civ. Sez. II, 20 marzo 2015, n. 5659
Il donante ha solo il potere di dispensare il donatario dalla collazione, ma non può in alcun modo vincolare il donatario stesso, che sia tenuto alla collazione, a conferire l'immobile in natura o attuare la collazione per imputazione.
COLLAZIONE - DONAZIONE DI IMMOBILE CON RISERVA DI USUFRUTTO
Cass. civile, sez. II del 2020 numero 18211
In tema di donazione di immobile con riserva di usufrutto, qualora il donante abbia donato la nuda proprietà, riservandosi l'usufrutto per sé e per il coniuge, vita natural durante e con reciproco diritto di accrescimento (cd. usufrutto congiuntivo), se il coniuge muore prima dell'apertura della successione del donante, il bene donato è soggetto a collazione per imputazione secondo il valore della piena proprietà; ove il coniuge, al contrario, sopravviva al donante, il donatario sarà obbligato a conferire solo il valore della nuda proprietà al tempo dell'apertura della successione.
COLLAZIONE - DONAZIONE MODALE
Cass. civ. Sez. II, 07 aprile 2015, n. 6925
L'aggiunta del modus non snatura l'essenza della donazione, non potendo assegnarsi ad esso la funzione di corrispettivo, con la sussunzione della donazione modale nella categoria dei contratti a titolo oneroso, ma comporta che la liberalità, che resta sempre la causa del negozio, attraverso il modus, viene ad esserne limitata. Ne consegue che, nel concorrere alla successione dell'ascendente, i figli legittimi e naturali ed i loro discendenti legittimi e naturali, essendo tenuti a conferire ai coeredi tutto ciò che direttamente e indirettamente abbiano ricevuto dal defunto (art. 737 c.c.), sono assoggettati all'obbligo della collazione anche nell'ipotesi di donazione modale, limitatamente alla differenza tra il valore dei beni donati e il valore dell'onere.
COLLAZIONE - OBBLIGO IN CAPO A CHI SUBENTRA COME EREDE
Cass. civ., Sez. II, 31/03/2023, n. 9066
In tema di collazione, l'obbligo incombe anche in capo a colui che subentri come erede dell'originario coerede, anche nel caso in cui non ricorrano i presupposti della rappresentazione, poiché gli eredi subentrano a titolo universale nella posizione del loro dante causa e sono pertanto tenuti a far fronte a tutti gli obblighi che egli aveva. Diversamente opinando, si escluderebbe l'operatività dell'istituto della collazione in ragione di un evento del tutto casuale, quale quello della sopravvenuta morte dell'originaria parte condividente, mettendo al riparo le donazioni ricevute dal coerede e trasformando l'obbligo di collazione in una prestazione destinata a estinguersi con la morte del coerede donatario, in palese e irragionevole contrasto con quanto stabilito dall'art. 740 c.c. in tema di rappresentazione.
COLLAZIONE - PRESUPPOSTO DELLA ESISTENZA DELLA COMUNIONE EREDITARIA
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 14/01/2021, n. 509
La collazione presuppone l'esistenza di una comunione ereditaria e, quindi, di un asse da dividere, mentre, se l'asse é stato esaurito con donazioni o con legati, o con le une e con gli altri insieme, sicché viene a mancare un "relictum" da dividere, non vi è luogo a divisione e, quindi, neppure a collazione, salvo l'esito dell'eventuale azione di riduzione.
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 21/12/2021, n. 41132
La collazione presuppone l'esistenza di una comunione ereditaria e, quindi, di un asse da dividere, mentre, se l'asse è stato esaurito con donazioni o con legati, o con le une e con gli altri insieme, viene meno un "relictum" da dividere, sicché non vi è luogo a divisione e, quindi, la collazione non potrebbe essere invocata neppure per effetto dell'eventuale azione di riduzione che mira unicamente a far ottenere al legittimario, titolare di un diritto proprio, riconosciutogli dalla legge, l'integrazione della quota di riserva spettantegli e non già la costituzione di una comunione tra coeredi.
COLLAZIONE - QUOTA DI SOCIETA'
Cass. civ. Sez. II, 25 settembre 2014, n. 20258
La quota di società non conferisce al socio un diritto reale su beni costituenti il patrimonio societario, ma un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, la cui misura non è soggetta a cambiamento per effetto di successivi aumenti di capitale, sicché la relativa donazione è soggetta a collazione per imputazione di beni mobili, ai sensi dell'art. 750 cod. civ., e, dunque, sulla base del valore che aveva al tempo di apertura della successione.
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 17/04/2019, n. 10756
La quota di società è soggetta a collazione per imputazione, prevista dall'art. 750 c.c. per i beni mobili, poiché - non conferendo ai soci un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla società, che è soggetto distinto dalle persone dei soci - attribuisce un diritto personale di partecipazione alla vita societaria. La collazione della quota di azienda, che rappresenta la misura della contitolarità del diritto reale sulla "universitas rerum" dei beni di cui si compone, va compiuta, invece, secondo le modalità indicate dall'art. 746 c.c. per gli immobili, sicché - ove si proceda per imputazione - deve aversi riguardo al valore non delle singole cose, ma a quello assunto dalla detta azienda, quale complesso organizzato, al tempo dell'apertura della successione.
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 27/01/2022, n. 2505
In tema di collazione, la cessione di quote societarie va tenuta distinta da quella d'azienda, atteso che, mentre la prima è soggetta alla disciplina propria della collazione dei beni mobili ex art. 750 c.c., in quanto attribuisce un diritto personale di partecipazione alla vita societaria e non un diritto reale sul patrimonio societario, distinto dalle persone dei soci, sebbene, ai fini della valutazione delle quote ai sensi dell'art. 2289 c.c., debba aversi riguardo alle varie componenti del patrimonio societario, oltreché al valore di avviamento e della futura redditività dell'impresa, la seconda è, invece, soggetta alle modalità previste per i beni immobili, ex art. 476 c.c., in quanto rappresenta la misura della contitolarità del diritto reale sulla "universitas rerum" dei beni di cui si compone, sicché, ove si proceda per imputazione, deve tenersi conto del valore dell'azienda, quale complesso organizzato, e non di quello delle singole cose.
COLLAZIONE - RILEVANZA DELLA DETERMINAZIONE DEL VALORE DEL BENE
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 27/01/2022, n. 2505
In caso di collazione di una donazione, non rileva la determinazione del valore del bene alla data di apertura della successione, allorquando non risulti anche avanzata la domanda di divisione, cui la collazione è funzionale, ma sia stata proposta la sola domanda di accertamento della natura parzialmente simulata di una vendita (nella specie, di quote societarie), il che impone unicamente di verificare se alla data della stessa vi fosse la dedotta sproporzione integrante gli estremi di un atto di liberalità.
COMUNIONE EREDITARIA
Cass. civ. Sez. II, 19 maggio 2015, n. 10216
Ai sensi dell’articolo 720 c.c., in caso di comunione ereditaria avente ad oggetto un immobile non comodamente divisibile, se vi sono coeredi titolari di quote identiche e tutti chiedono l’assegnazione, il giudice ha il potere-dovere di scegliere tra i più richiedenti valutando ogni ragione di opportunità e convenienza, dandone adeguata motivazione. Se non è ravvisabile alcun criterio oggettivo di preferenza, soccorre il rimedio residuale della vendita all’incanto, dovendosi escludere che la scelta del condividente cui assegnare il bene possa dipendere dalla maggiore offerta che uno di essi faccia rispetto al prezzo di stima, dovendosi osservare che se la scelta dell’assegnatario dovesse essere determinata dalla somma che egli offre di pagare a conguaglio, verrebbe meno la caratteristica tipica del procedimento per assegnazione e questo si risolverebbe in una vendita all’incanto, mentre il procedimento divisionale non è soggetto a gara tra i condividenti, altrimenti verrebbe meno la parità di condizione degli aspiranti assegnatari e la scelta verrebbe ad essere determinata, o quanto meno influenzata, dalle maggiori o minori possibilità economiche degli aspiranti.
COMUNIONE EREDITARIA - CREDITI DEL DE CUIUS
Cass. civ. Sez. I, 01 dicembre 2015, n. 24449
In materia successoria, il criterio della ripartizione dei debiti tra gli eredi, di cui all'art. 752 c.c., non è applicabile anche in relazione ai crediti del de cuius atteso che questi ultimi non vengono ripartiti in maniera automatica e pro-quota tra gli eredi ma entrano a far parte della comunione ereditaria.
COMUNIONE EREDITARIA - DISPOSIZIONE A FAVORE DI SUCCESSIBILI NON IDENTIFICATI
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 09/10/2023, n. 28221
In tema di successione mortis causa, è inefficace la disposizione testamentaria a favore di successibili non identificabili, in quanto essa consentirebbe al testatore di porre, incondizionatamente e senza limitazioni di tempo, un vincolo alla destinazione e alla circolazione dei beni, in contrasto con le esigenze di ordine pubblico. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto la devoluzione allo Stato dell'eredità, dal momento che il ricorrente era figlio di un parente della disponente non ancora in vita al momento dell'apertura della successione).
COMUNIONE EREDITARIA - OBBLIGAZIONI DEL DE CUIUS
Cass. civ. Sez. III, 31 marzo 2015, n. 6431
L'art. 754 cod. civ., per il quale gli eredi rispondono dei debiti del "de cuius" in relazione al valore della quota nella quale sono stati chiamati a succedere, si interpreta nel senso che il coerede convenuto per il pagamento di un debito ereditario ha l'onere di indicare al creditore la sua condizione di coobbligato passivo, entro i limiti della propria quota, sicché, integrando tale dichiarazione gli estremi dell'istituto processuale della eccezione propria, la sua mancata proposizione consente al creditore di chiedere legittimamente il pagamento per l'intero.
COMUNIONE EREDITARIA - TRANSAZIONE TRASLATIVA DI BENI EREDITARI
Cass. civ. Sez. II, 03 febbraio 2015, n. 1902
L'accordo col quale il soggetto istituito erede universale riconosce, in via di transazione, la titolarità di determinati beni ereditari a colui che, non avendo la qualità di legittimario pretermesso, pretende diritti sull'eredità in forza di un testamento anteriore (poi revocato), non determina il riconoscimento della qualità di coerede in capo al destinatario dell'attribuzione patrimoniale, non potendo il chiamato disporre della delazione, sicché solo l'erede istituito è tenuto al pagamento dei debiti ereditari, non configurandosi in tal caso una vendita di eredità (soggetta a forma scritta "ad substantiam") e, conseguentemente, una responsabilità solidale dell'acquirente ex art. 1546 cod. civ.
COMUNIONE EREDITARIA - VENDITA UNICO BENE COMPONENTE LA MASSA EREDITARIA
Cass. civ. Sez. II, 10 dicembre 2014, n. 26051
Nel caso di vendita da parte di uno dei coeredi di bene ereditario che costituisce l'intera massa, l'effetto traslativo dell'alienazione non resta subordinato all'assegnazione in sede di divisione della quota all'erede alienante, dal momento che costui è proprietario esclusivo della frazione ideale di cui può liberamente disporre, sicché il compratore subentra, "pro quota", nella comproprietà del bene comune.
CONIUGE SUPERSTITE - DIRITTI DI ABITAZIONE ED USO - SEPARAZIONE PERSONALE
Cass. civ. Sez. II, 12 giugno 2014, n. 13407
Il diritto di abitazione e il correlato diritto d'uso sui mobili in favore del coniuge superstite può avere ad oggetto esclusivamente l'immobile concretamente utilizzato prima della morte del "de cuius" come residenza familiare; è evidente che l'applicabilità della norma in esame è condizionata all'effettiva esistenza, al momento dell'apertura della successione, di una casa adibita ad abitazione familiare; evenienza che non ricorre allorché, a seguito della separazione personale, sia cessato lo stato di convivenza tra i coniugi. Pertanto, essendo venuto meno il collegamento con l'originaria destinazione della casa di abitazione a "residenza familiare", non può che ritenersi che il coniuge superstite perda i diritti in questione.
CONSULENTE TECNICO D'UFFICIO - AMBITO DEI POTERI DEL CTU
Cass. civ., Sez. Unite, 01/02/2022, n. 3086
Il consulente tecnico d'ufficio, nei limiti delle indagini commissionategli e nell'osservanza del contraddittorio con le parti, può accertare tutti i fatti inerenti all'oggetto della lite e acquisire tutti i documenti la cui rilevazione o acquisizione sia necessaria al fine di rispondere ai quesiti formulati, purché, rispettivamente, riguardino o siano volti a provare fatti secondari relativi alla domanda e alle eccezioni in senso stretto e i fatti principali relativi alle sole eccezioni in senso ampio. La violazione del contraddittorio nel procedere a tali operazioni è causa di nullità relativa, sanabile in caso di mancata eccezione della parte nella prima difesa o istanza successiva all'atto viziato o alla notizia di esso. L'accertamento ad opera del CTU di fatti principali idonei a fondare la domanda o le eccezioni in senso stretto, se diversi da quelli allegati dalle parti, viola il principio della domanda ed il principio dispositivo ed è fonte di nullità assoluta rilevabile d'ufficio o, in difetto, di motivo di impugnazione da farsi a valere ai sensi dell'art. 161 c.p.c.
CONTO CORRENTE DEL DE CUIUS - QUOTA SPETTANTE AL COEREDE
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 20/11/2017, n. 27417
Ciascun coerede può domandare il pagamento del credito ereditario in misura integrale o proporzionale alla quota di sua spettanza senza che il debitore possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri coeredi, i quali non sono neppure litisconsorti necessari nel conseguente giudizio di adempimento poiché i contrasti sorti tra gli stessi devono trovare soluzione nell'ambito dell'eventuale e distinta procedura di divisione.
...Deve pertanto ribadirsi, in adesione a quanto statuito dalle Sezioni Unite, che ogni coerede può agire anche per l'adempimento del credito ereditario pro quota, e senza che la parte debitrice possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri coeredi, dovendo trovare risoluzione gli eventuali contrasti insorti tra gli stessi nell'ambito delle questioni da affrontare nell'eventuale giudizio di divisione.
CREDITI DEL DE CUIUS - RIPARTIZIONE TRA I COEREDI
Cass. civ., Sez. Unite, Sentenza, 28/11/2007, n. 24657
I crediti del "de cuius", a differenza dei debiti, non si ripartiscono tra i coeredi in modo automatico in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria, essendo la regola della ripartizione automatica dell'art. 752 cod. civ. prevista solo per i debiti, mentre la diversa disciplina per i crediti risulta dal precedente art. 727, il quale, stabilendo che le porzioni debbano essere formate comprendendo anche i crediti, presuppone che gli stessi facciano parte della comunione, nonché dal successivo art. 757, il quale, prevedendo che il coerede al quale siano stati assegnati tutti o l'unico credito succede nel credito al momento dell'apertura della successione, rivela che i crediti ricadono nella comunione, ed è, inoltre, confermata dall'art. 760, che escludendo la garanzia per insolvenza del debitore di un credito assegnato a un coerede, necessariamente presuppone che i crediti siano inclusi nella comunione; né, in contrario, può argomentarsi dagli artt. 1295 e 1314 dello stesso codice, concernendo il primo la diversa ipotesi del credito solidale tra il "de cuius" ed altri soggetti e il secondo la divisibilità del credito in generale. Conseguentemente, ciascuno dei partecipanti alla comunione ereditaria può agire singolarmente per far valere l'intero credito comune, o la sola parte proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi, ferma la possibilità che il convenuto debitore chieda l'intervento di questi ultimi in presenza dell'interesse all'accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito.
CURATORE DELL'EREDITA' GIACENTE - COMPENSO
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 29/11/2023, n. 33246
In tema di liquidazione del compenso per l'attività svolta dal curatore dell'eredità giacente, il giudice, in assenza di una specifica indicazione da parte del professionista in ordine ai criteri da adottare a tale fine, non può rigettare la relativa domanda per carenza probatoria sul quantum dovendo, in conformità ai criteri di cui all'art. 2233 c.c., verificare se l'attività sia assimilabile ad altra per la quale sono, invece, previste delle tariffe o delle tabelle, oppure, una volta esclusa la possibilità di ricorrere all'analogia, valutando autonomamente quale sia la misura da reputare congrua.
CURATORE DELL' EREDITA' GIACENTE - LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE
Cass. civ. Sez. II, 08 gennaio 2015, n. 39
Il curatore dell'eredità giacente, pur non essendo rappresentante del chiamato all'eredità, è legittimato attivamente e passivamente, ai sensi dell'art. 529 cod. civ., in tutte le cause che riguardano l'eredità medesima.
DEBITI EREDITARI - PAGAMENTO CON DENARI DEL CHIAMATO ALL' EREDITA'
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 30/09/2020, n. 20878
Per aversi accettazione tacita di eredità non basta che un atto sia compiuto dal chiamato all'eredità con l'implicita volontà di accettarla, ma è altresì necessario che si tratti di atto che egli non avrebbe diritto di porre in essere, se non nella qualità di erede. Pertanto, poiché il pagamento di un debito del "de cuius", che il chiamato all'eredita effettui con danaro proprio, non è un atto dispositivo e, comunque, suscettibile di menomare la consistenza dell'asse ereditario - tale, cioè, che solo l'erede abbia diritto a compiere - ne consegue che rispetto ad esso difetta il secondo dei suddetti requisiti, richiesti in via cumulativa e non disgiuntiva per l'accettazione tacita. (Nella specie, la S.C. ha escluso che il pagamento, ad opera di uno dei chiamati all'eredità, di una sanzione pecuniaria elevata nei confronti del "de cuius", per contravvenzione al codice della strada, potesse intendersi alla stregua di un atto di accettazione tacita, trattandosi di atto meramente conservativo e comunque compatibile, in tesi, con un'ipotesi di adempimento del terzo ex art. 1180 c.c.). (Cassa con rinvio, TRIBUNALE ROMA, 25/05/2016)
DEBITI EREDITARI - SOLIDARIETA' TRA EREDI
Cass. civ. Sez. III, 29 settembre 2015, n. 19253
Se gli eredi vengono condannati a restituire quanto già percepito, la ripartizione deve avvenire in conformità alle singole quote ereditarie. Secondo il principio di solidarietà tra eredi, questi rispondono dei debiti del de cuius esclusivamente pro quota e, di rimando, in proporzione al quantum ricevuto a titolo ereditario. Tale principio va desunto dall'art. 752 c.c., in tema di ripartizione dei debiti ereditari.
DECRETO DI REVOCA ALLA FORMAZIONE DELL'INVENTARIO - RECLAMO
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 02/03/2023, n. 6231
In tema di procedimenti di volontaria giurisdizione, il decreto col quale il Tribunale, in composizione monocratica, revoca il provvedimento di autorizzazione alla formazione dell'inventario, ai sensi dell'art. 742 c.p.c., è reclamabile davanti alla corte d'appello, sicché la proposizione del reclamo davanti al Tribunale, in composizione collegiale, non dà luogo alla inammissibilità dello stesso, ma alla declaratoria di incompetenza, in virtù della quale il processo deve essere riassunto, nei termini, dinanzi alla corte d'appello territoriale.
DIFENSORE - CONFLITTO DI INTERESSI NELLA PROCURA ALLE LITI
Cass. civ., Sez. VI - 3, Ordinanza, 20/01/2020, n. 1143
Nel caso in cui tra due o più parti sussista un conflitto di interessi, è inammissibile la costituzione in giudizio a mezzo dello stesso procuratore e la violazione di tale limite, investendo i valori costituzionali del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, è rilevabile d'ufficio. (Nella specie, la S.C., in relazione ad un'opposizione a precetto, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto da un avvocato, in proprio, e da un suo cliente, assistito dall'avvocato medesimo, ravvisando conflitto di interessi nel fatto che oggetto della controversia fosse un pagamento asseritamente eseguito in favore del cliente su un conto riferibile al suo difensore).
DIRITTI DI ABITAZIONE E DI USO - QUOTA DISPONIBILE
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 13/11/2017, n. 26741
In tema di successione necessaria, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, riservati al coniuge ex art. 540, comma 2, c.c. si sommano alla quota spettante allo stesso in proprietà, con conseguente incremento quantitativo di tale quota, gravando in primo luogo sulla porzione disponibile e, ove questa non sia sufficiente, sulla quota riservata al coniuge in proprietà nonché, eventualmente, su quella riservata ai figli; ciò implica che la determinazione della porzione disponibile e delle quote di riserva dei legittimari deve avvenire considerando il valore del "relictum" (e del "donatum", se vi sia stato), comprensivo del valore della casa familiare in piena proprietà.
DIRITTO DI ABITAZIONE E DI USO - COMPUTO NELLA SUCCESSIONE LEGITTIMA
Cass. civ., Sez. Unite, 27/02/2013, n. 4847
Nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla cosa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano previsti dall'art. 540, comma secondo. Il valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall'asse ereditario, per poi procedere alla divisione di quest'ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell'attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato.
DIRITTO DI ABITAZIONE - CONIUGE SUPERSTITE - POSSESSO DELL'IMMOBILE
Cass. civ. Sez. VI - 5 Ordinanza, 27/01/2016, n. 1588
La permanenza del coniuge superstite nella casa familiare già in proprietà, anche parziale, del de cuius non può ritenersi necessariamente una manifestazione di possesso dei beni ereditari, potendo invero manifestare il mero esercizio dei diritti di abitazione e di uso.
DIRITTO DI ABITAZIONE - EQUIVALENTE IN DENARO DEL DIRITTO
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 20/10/2021, n. 29162
Il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare, sancito dall'art. 540 c.c. in favore del coniuge sopravvissuto, sussiste qualora detto cespite sia di proprietà del "de cuius" ovvero in comunione tra questi ed il coniuge superstite, mentre esso, al contrario, non sorge ove il bene sia in comunione tra il coniuge deceduto ed un terzo, non essendo in questo caso realizzabile l'intento del legislatore di assicurare, in concreto, al coniuge sopravvissuto il godimento pieno del bene oggetto del diritto; in tale ultima evenienza, peraltro, non spetta a quest'ultimo neppure l'equivalente monetario del citato diritto, nei limiti della quota di proprietà del defunto, poiché, diversamente, si attribuirebbe un contenuto economico di rincalzo al diritto di abitazione che, invece, ha un senso solo ove apporti un accrescimento qualitativo alla successione del coniuge sopravvissuto, garantendo in concreto il godimento dell'abitazione familiare.
DIRITTO DI ABITAZIONE - INCIDENZA SULLA DISPONIBILE E SULLA QUOTA DI RISERVA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 09/02/2023, n. 4008
Secondo quanto dispone l'art. 540, comma 2, c.c. in tema di successione necessaria, qualora il valore dei diritti del coniuge sulla casa familiare superi la disponibile, ma l'eccedenza sia comunque contenuta nella legittima del coniuge, il coniuge stesso, dopo avere prelevato tali diritti secondo la regola dei legati di specie, ha ancora il diritto di avere in proprietà, nella qualità di legittimario, la parte della legittima non assorbita dai diritti sulla casa familiare. Pertanto, nel concorso del coniuge con più figli, la legittima complessiva del coniuge è, in questo caso, pari alla metà dell'asse, comprensiva dei diritti sulla casa familiare, mentre l'altra metà spetta ai figli in parti uguali.
DIRITTO DI ABITAZIONE - PLURALITA' DI IMMOBILI
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 10/03/2023, n. 7128
Il diritto reale di abitazione, riservato al coniuge superstite dall'art. 540, comma 2, c.c., ha ad oggetto la sola "casa adibita a residenza familiare", e cioè l'immobile in cui i coniugi abitavano insieme stabilmente prima della morte del "de cuius", quale luogo principale di esercizio della vita matrimoniale; ne consegue che tale diritto non può comprendere due (o più) residenze alternative, ovvero due (o più) immobili di cui i coniugi avessero la disponibilità e che usassero in via temporanea, postulando la nozione di casa adibita a residenza familiare comunque l'individuazione di un solo alloggio costituente, se non l'unico, quanto meno il prevalente centro di aggregazione degli affetti, degli interessi e delle consuetudini della famiglia.
DIRITTO DI ABITAZIONE - PLURALITA' DI IMMOBILI NEL MEDESIMO FABBRICATO
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 14/03/2012, n. 4088
Il diritto di abitazione, che la legge riserva al coniuge superstite (art. 540, secondo comma, cod. civ.), può avere ad oggetto soltanto l'immobile concretamente utilizzato prima della morte del "de cuius" come residenza familiare. Il suddetto diritto, pertanto, non può mai estendersi ad un ulteriore e diverso appartamento, autonomo rispetto alla sede della vita domestica, ancorché ricompreso nello stesso fabbricato, ma non utilizzato per le esigenze abitative della comunità familiare.
DISPENSA DALLA COLLAZIONE - RIUNIONE FITTIZIA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 05/05/2022, n. 14193
La dispensa dalla collazione esonera il donatario dal conferimento, ma non importa l'esclusione del bene donato dalla riunione fittizia ai fini della determinazione della porzione disponibile.
DIVISIONE EREDITARIA - ASSEGNAZIONE DI UN BENE PER INTERO AD UNO DEI CONDIVIDENTI
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 15/12/2022, n. 36736
Nell'ambito della normativa di cui all'art. 720 c.c., l'espressa e specifica istanza del condividente interessato assurge ad imprescindibile presupposto dell'attribuzione, dovendosi escludere che i poteri discrezionali attribuiti al giudice della divisione dalla citata norma si estendano fino all'inclusione d'ufficio dell'immobile indivisibile nella porzione di un condividente che non ne abbia fatto esplicita richiesta, pur se titolare della maggior quota; analogamente, accertata la non comoda divisibilità di uno o più immobili ereditari, l'inclusione di essi nelle porzioni di più coeredi non può avere luogo se costoro non ne abbiano richiesta congiuntamente l'attribuzione, essendo in linea di principio vietato il c.d. raggruppamento parziale delle porzioni, cioè la divisione in lotti nell'interno dei quali si stabilisca comunione fra gruppi di condividenti, allorché non vi sia il consenso di costoro.
DIVISIONE EREDITARIA - ASSENZA DI ACCORDO DI DIVISIONE PARZIALE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 14/01/2022, n. 1065
In tema di divisione ereditaria, quando tra i condividenti non vi sia stato accordo per limitare le operazioni divisionali ad una parte soltanto del compendio comune, il giudizio di divisione deve ritenersi istaurato per giungere al completo scioglimento della comunione, previa esatta individuazione di tutto ciò che ne forma oggetto; pertanto, salva l'operatività delle preclusioni dell'ordinario giudizio di cognizione, l'indicazione dei beni può essere compiuta successivamente alla domanda anche dal condividente che non l'abbia proposta, costituendo essa una precisazione dell'unitaria istanza, comune a tutte le parti, rivolta allo scioglimento della comunione.
DIVISIONE EREDITARIA - COMODA DIVISIBILITA' DEI BENI
Cass. civ., Sez. II, 23/10/2001, n. 12998
Il concetto di comoda divisibilità di un immobile cui fa riferimento l'art. 720 c.c., postula che il frazionamento del bene sia attuabile in tante porzioni separate, ciascuna delle quali suscettibile di autonomo godimento da parte di ciascun condividente secondo l'ordinaria normale funzione dell'intero.
DIVISIONE EREDITARIA - CREDITO DEL DE CUIUS
Cass. civ., Sez. III, Sentenza, 16/04/2013, n. 9158
Ciascun coerede, ove il titolo esecutivo giudiziale, formatosi nei confronti di tutti i partecipanti alla comunione ereditaria, riconosca un determinato credito del "de cuius", senza nessuna limitazione per quote, né previsione di una solidarietà attiva, può agire esecutivamente per l'intero credito ereditario.
DIVISIONE EREDITARIA - FABBRICATO ABUSIVO IN TUTTO O IN PARTE
Cass. civ., Sez. Unite, Sentenza, 07/10/2019, n. 25021
Quando sia proposta domanda di scioglimento di una comunione (ordinaria o ereditaria che sia), il giudice non può disporre la divisione che abbia ad oggetto un fabbricato abusivo o parti di esso, in assenza della dichiarazione circa gli estremi della concessione edilizia e degli atti ad essa equipollenti, come richiesti dall'art. 46 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e dall'art. 40, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, costituendo la regolarità edilizia del fabbricato condizione dell'azione ex art. 713 c.c., sotto il profilo della "possibilità giuridica", e non potendo la pronuncia del giudice realizzare un effetto maggiore e diverso rispetto a quello che è consentito alle parti nell'ambito della loro autonomia negoziale. La mancanza della documentazione attestante la regolarità edilizia dell'edificio e il mancato esame di essa da parte del giudice sono rilevabili d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio.
DIVISIONE EREDITARIA - INDICAZIONE DEI BENI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 14/01/2022, n. 1065
In tema di divisione ereditaria, quando tra i condividenti non vi sia stato accordo per limitare le operazioni divisionali ad una parte soltanto del compendio comune, il giudizio di divisione deve ritenersi istaurato per giungere al completo scioglimento della comunione, previa esatta individuazione di tutto ciò che ne forma oggetto; pertanto, salva l'operatività delle preclusioni dell'ordinario giudizio di cognizione, l'indicazione dei beni può essere compiuta successivamente alla domanda anche dal condividente che non l'abbia proposta, costituendo essa una precisazione dell'unitaria istanza, comune a tutte le parti, rivolta allo scioglimento della comunione.
DIVISIONE EREDITARIA - MASSE PLURIME
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 11/09/2020, n. 18910
In tema di giudizio divisorio avente ad oggetto masse plurime ereditarie provenienti da titoli diversi, la divisione unitaria può avvenire per effetto del consenso comunque manifestato dai condividenti e quello tra essi che la contesti deve risultare portatore di un concreto ed effettivo interesse leso da tale tipo di procedimento unitario divisionale.
DIVISIONE EREDITARIA - NATURA GIURIDICA
Cass. civ., Sez. Unite, 07/10/2019, n. 25021
...Orbene, la dottrina tradizionale e la giurisprudenza hanno ritenuto che l'efficacia retroattiva della divisione deponesse per la natura meramente dichiarativa dell'atto divisorio, con esclusione di ogni efficacia costitutiva o traslativa, in quanto, in forza dell'effetto previsto dall'art. 757 c.c., ciascun singolo erede acquista direttamente dal de cuius e non dagli altri condividenti ed è come se la comunione non fosse mai esistita (Cass., Sez. 2, n. 26351 del 07/11/2017; Cass., Sez. 2, n. 17061 del 05/08/2011; Cass., Sez. 3, n. 7231 del 29/03/2006; Cass., Sez. 2, n. 9659 del 24/07/2000). L'efficacia retroattiva della divisione - si assume - escluderebbe che l'atto divisorio possa avere efficacia traslativa, quale atto di alienazione, dovendosi l'efficacia traslativa retrodatare al momento dell'apertura della successione; dal che troverebbe conferma l'esclusione della sua natura di atto inter vivos.
L'idea che l'efficacia retroattiva della divisione, prevista dall'art. 757 c.c., implichi la necessità di configurare l'atto divisorio come un negozio meramente dichiarativo costituisce una delle costruzioni dogmatiche più risalenti e resistenti nella dottrina tradizionale; un "dogma" che, tuttavia, ad un attento esame, si rivela privo di solide fondamenta.
Diverse sono le ragioni che non consentono di aderire a tale tesi.
5.3.1. - In primo luogo, va osservato, sul piano della teoria generale, che il fenomeno della retroattività di un atto giuridico si accompagna, per sua natura, all'efficacia costitutiva dell'atto stesso ed è incompatibile con l'efficacia meramente dichiarativa del medesimo.
Invero, non possono retroagire gli effetti di un atto che si limita a dichiarare o accertare la situazione giuridica già esistente; possono retroagire, invece, gli effetti dell'atto che immuta la realtà giuridica. E' per tale ragione che non hanno effetto retroattivo le sentenze che accertano la nullità di un negozio, mentre hanno effetto retroattivo le sentenze che pronunciano l'annullamento o la risoluzione di un contratto.
In sostanza, l'efficacia retroattiva di un negozio si coniuga, per sua natura, col carattere costitutivo, traslativo, con l'efficacia reale dello stesso; essa, invece, non si attaglia al negozio che abbia carattere meramente dichiarativo.
D'altra parte, l'art. 757 c.c. - laddove prevede che l'efficacia retroattiva si estende a tutti i beni ereditari pervenuti al coerede "anche per acquisto all'incanto" - attribuisce espressamente l'efficacia retroattiva ad atti con effetti costitutivi-traslativi, come l'acquisto dei beni in comunione che il compartecipe faccia mediante compravendita o all'incanto (artt. 719 e 720 c.c.).
E', dunque, lo stesso art. 757 c.c. che lega l'efficacia retroattiva ad atti tipicamente di natura costitutivo-traslativa. ...
DIVISIONE EREDITARIA - OPERAZIONI DIVISIONALI - DIRITTO ALLA QUOTA EREDITARIA IN NATURA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 28/07/2021, n. 21612
In tema di divisione giudiziale di un compendio immobiliare ereditario, l'art. 718 c.c., in virtù del quale ciascun coerede ha il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi artt. 726 e 727 c.c., trova deroga, ai sensi dell'art. 720 c.c., non solo nel caso di mera "non divisibilità" dei beni, ma anche in ogni ipotesi in cui gli stessi - secondo un accertamento riservato all'apprezzamento di fatto del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua, coerente e completa - non siano "comodamente" divisibili e, cioè, allorché sia elevata la misura dei conguagli dovuti tra le quote da attribuire ovvero quando quando, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l'aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitù, pesi o limitazioni eccessive, e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l'aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell'intero ovvero. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in presenza di due immobili aventi una notevole differenza di valore, li ha assegnati ad uno solo dei condividenti sul presupposto che una divisione che avesse previsto due quote formate, ognuna, da uno dei beni avrebbe comportato il versamento di un conguaglio tale da assorbire in modo significativo una delle due quote, vanificando in tal modo l'obiettivo dell'effettiva divisione in natura).
DIVISIONE EREDITARIA - SPESE A CARICO DELLA MASSA
Cass. civ., Sez. II, Sent., 24/01/2020, n. 1635
Nei procedimenti di divisione giudiziale, le spese occorrenti allo scioglimento della comunione vanno poste a carico della massa, in quanto effettuate nel comune interesse dei condividenti, trovando, invece, applicazione il principio della soccombenza e la facoltà di disporre la compensazione soltanto con riferimento alle spese che siano conseguite ad eccessive pretese o inutili resistenze alla divisione.
DIVISIONE EREDITARIA - STIMA DEI BENI - MOMENTO RILEVANTE
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 08/11/2023, n. 31125
L'accoglimento dell'azione di riduzione da parte del legittimario pretermesso determina una comunione tra il predetto e l'erede istituito nella quale la quota del primo è corrispondente al valore della quota di legittima non soddisfatta, determinata in proporzione al valore dell'intera massa, la cui stima va compiuta alla data di apertura della successione ovvero, qualora debba procedersi alla divisione, alla data di effettivo scioglimento della comunione.
DISPOSIZIONE TESTAMENTARIA - PROVA DELLA CAPTAZIONE
Cass. civ. Sez. II, 16 gennaio 2014, n. 824
In tema di impugnazione della disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, la prova della captazione, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e la conseguente influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore, non potendosi tale prova desumere unicamente dal fatto che il beneficiario (nella specie, figlio del testatore) convivesse col "de cuius".
DIVISIONE - CRITERIO DELL'ESTRAZIONE A SORTE
Cass. civ. Sez. II, 17 dicembre 2014, n. 26616
Il criterio dell'estrazione a sorte previsto dall'art. 729 c.c. nel caso di uguaglianza di quote, a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, potendo, pertanto, essere derogato in base a valutazioni prettamente discrezionali attinenti non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola del sorteggio, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione.
DIVISIONE - PRINCIPIO DI OMOGENEITA' DELLE PORZIONI
Cass. civ. Sez. II, 19 novembre 2013, n. 25946
In tema di divisione, il principio della omogeneità delle porzioni, dettato dall'art. 727 cod. civ. ed applicabile anche alle comunioni ordinarie ex art. 1116 cod. civ., postula che la comunione abbia ad oggetto una pluralità di beni di diversa qualità, essendo diretto ad attuare il diritto dei condividenti a conseguire una frazione di valore proporzionalmente corrispondente a quella spettante singolarmente sull'unica massa da dividere, sicché esso non è applicabile alla comunione avente ad oggetto un unico immobile.
DIVISIONE EREDITARIA - CONGUAGLIO
Cass. civ. Sez. II, 22 aprile 2015, n. 8259
In tema di divisione ereditaria, mentre il pagamento del conguaglio in danaro, di cui all'art. 728 cod. civ., è previsto per compensare l'ineguaglianza in natura delle quote e, dunque, prescinde dal consenso del coerede al quale sia imposto, il conguaglio stabilito dall'art. 720 cod. civ., in quanto destinato a facilitare la divisione di immobili non comodamente divisibili e tale, perciò, da alterare la proporzionale distribuzione dei beni tra i condividenti, impone, invece, il consenso degli stessi.
DIVISIONE EREDITARIA - DIVISIONE PARZIALE
Cass. civ. Sez. II, 24 marzo 2016, n. 5869
Il principio dell'universalità della divisione ereditaria non è inderogabile ed è possibile una divisione parziale, sia quando al riguardo intervenga un accordo tra le parti, sia quando, essendo stata richiesta tale divisione da una delle parti, le altre non amplino la domanda, chiedendo a loro volta la divisione dell'intero asse.
DIVISIONE EREDITARIA - RAPPORTO CON L'AZIONE DI RIDUZIONE
Cass. civile, sez. II del 2020 numero 26653
L'azione di divisione ereditaria e quella di riduzione sono fra loro autonome e diverse, perché la prima presuppone la qualità di erede e l'esistenza di una comunione ereditaria che si vuole sciogliere, mentre la seconda implica la qualità di legittimario leso nella quota di riserva ed è diretta alla reintegra in essa, indipendentemente dalla divisione; ne consegue che la domanda di divisione e collazione non può ritenersi implicitamente inclusa in quella di riduzione, sicché una volta proposta la domanda di riduzione, quella di divisione e collazione, avanzate nel corso del giudizio di primo grado con le memorie ex art. 183 c.p.c., sono da ritenersi nuove e, come tali, inammissibili ove la controparte abbia sul punto rifiutato il contraddittorio.
DIVISIONE EREDITARIA - REGOLE PER LA FORMAZIONE DELLE PORZIONI DEI COEREDI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 12/02/2021, n. 3675
Qualora il testatore, ai sensi dell'art. 733 c.c., fissi regole per la formazione delle porzioni dei coeredi (ovvero legittimamente attribuisca tale facoltà ad un erede), benché venga meno il diritto di costoro di conseguire, per quanto possibile, una parte dei vari beni relitti dal "de cuius", secondo quanto previsto dall'art. 727 c.c., permane in ogni caso il diritto degli stessi di ottenere beni di valore corrispondente a quello della quota che ad essi compete.
DIVISIONE GIUDIZIALE - DISCIPLINA DEL PREZZO VALORE
Cass. civ., Sez. V, 08/11/2023, n. 31100
La norma sul prezzo valore, recata dall'art. 1, comma 497, L. n. 266/2005, avendo natura agevolativa, è di stretta interpretazione, pertanto, se, come sancito da Corte cost. n. 6/2014, essa deve trovare applicazione anche ai trasferimenti operati per provvedimento giudiziale, resta comunque salvo che anche in queste ipotesi debbano sussistere tutte le condizioni di legge, tra cui anche quella della richiesta dell'agevolazione, da presentare "a tempo debito". In nessun caso, inoltre, il requisito formale della esplicitazione in atto del regime agevolativo può essere eliminato valorizzando il comportamento delle parti, ossia le loro intenzioni. In applicazione di tale principio la Cassazione ha negato la possibilità di applicare il prezzo valore nella definizione della base imponibile dell'imposta di registro da applicare ad un atto di divisione giudiziale contenente immobili, in quanto la richiesta di usare il valore catastale era stata esplicitata solo dopo aver ricevuto l'avviso di rettifica e, nello specifico, con l'istanza presentata all'Amministrazione finanziaria per ottenere l'annullamento dell'avviso in autotutela.
DONAZIONE DI SOMMA DENARO - BONIFICO DALLA SVIZZERA ALL'ITALIA
Cass. civ., Sez. V, Sentenza, 17/03/2021, n. 7428
In tema di imposta sulle donazioni, l'atto di liberalità realizzato mediante bonifico bancario proveniente da un soggetto residente all'estero in favore di un beneficiario residente in Italia, è soggetto ad imposizione solo se il denaro, al momento della donazione, è presente nel territorio dello Stato italiano, ai sensi dell'art. 2, comma 2, d.lgs. n. 346 del 1990. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale aveva considerato esistente in Italia il denaro oggetto della donazione poiché il beneficiario era residente nel territorio nazionale ed ivi si era perfezionato il contratto con la ricezione delle somme).
DONAZIONE DI SOMMA DI DENARO - NULLITA' - OBBLIGO DI RESTITUZIONE DELLA SOMMA
Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 18/02/2022, n. 5488
In tema di donazione di somma di danaro di non modico valore, la nullità del corrispondente contratto perché concluso, senza la forma dell'atto pubblico, dal mandatario del donante in virtù di un potere di rappresentanza pure invalidamente - perché non in forma di atto pubblico - attribuitogli da quest'ultimo, determina l'insorgere, a carico del mandatario medesimo, dell'obbligo di restituzione in favore del donante, attesa la perdita, da parte del donante stesso, della disponibilità della somma predetta.
DONAZIONE - REVOCABILITA' PER INGIURIA GRAVE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 29/04/2022, n. 13544
L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine si caratterizza per la manifestazione esteriorizzata, ossia resa palese ai terzi, mediante il comportamento del donatario, di un durevole sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbero invece improntarne l'atteggiamento, a prescindere, peraltro, dalla legittimità del comportamento del donatario.
DONAZIONE INDIRETTA - DIFFERENZA DALLA SIMULAZIONE
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 02/02/2016, n. 1986
Nel caso di acquisto di un immobile da parte di un soggetto, con denaro fornito da un terzo per spirito di liberalità, si configura una donazione indiretta, che si differenzia dalla simulazione giacché l'attribuzione gratuita viene attuata, quale effetto indiretto, con il negozio oneroso che corrisponde alla reale intenzione delle parti ed alla quale, pertanto, non si applicano i limiti alla prova testimoniale - in materia di contratti e simulazione - che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo.
DONAZIONE INDIRETTA - DISCIPLINA APPLICABILE
Cass. civ., Sez. Unite, 27/07/2017, n. 18725
Il contratto tipico di donazione, definito dall'art. 769 c.c., è l'atto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l'altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione; le donazioni indirette o liberalità atipiche sono contemplate dall'art. 809 c.c. come liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione stessa, le quali hanno in comune con l'archetipo l'arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito liberale da un soggetto a favore dell'altro, ma se ne distinguono perchè l'arricchimento del beneficiario non si realizza con l'attribuzione di un diritto o con l'assunzione di un obbligo da parte del disponente, ma in modo diverso. La riconduzione all'uno o all'altro ambito ha conseguenze sul piano della disciplina applicabile. Infatti, il codice civile estende alle liberalità diverse dalla donazione tipica le disposizioni riguardanti la revocazione per causa di ingratitudine e per sopravvenienza di figli e quelle sulla riduzione per integrare la quota dovuta ai legittimari (art. 809), e le assoggetta alla disciplina della collazione (art. 737), ma al contempo prevede l'applicabilità delle norme riguardanti l'atto per mezzo del quale la liberalità è compiuta, senza che occorra l'assolvimento dell'onere della forma di cui all'art. 782 c.c.
DONAZIONE - LEGATO - CLAUSOLA MODALE CON VINCOLO PERPETUO DI DESTINAZIONE
Cass. civ. Sez. II, 20 giugno 2017, n. 15240
L'attribuzione patrimoniale gratuita (nella specie, sotto forma di legato) di un bene con vincolo perpetuo di destinazione imposto dal disponente con clausola modale, è nulla per violazione dell'art. 1379 c.c., risultando eccessivamente compromesso il diritto di proprietà dell'onerato, i cui poteri dispositivi sul bene - destinato a circolare, a pena di inadempimento, con il medesimo vincolo - risultano sostanzialmente sterilizzati "sine die".
DONAZIONE - COSTRUZIONE DI EDIFICIO SU TERRENO DEL FIGLIO DON DENARI DEL PADRE
Cass. civ. Sez. II, 20 maggio 2014, n. 11035
In tema di donazione indiretta, con riguardo alla vicenda dell'edificazione, con denaro del genitore, su terreno intestato a figli (a seguito di precedente donazione indiretta), il bene donato può ben essere identificato, non nel denaro, ma nello stesso edificio realizzato - senza che a ciò sia di ostacolo l'operatività dei principi sull'acquisto per accessione -, tutte le volte in cui, tenendo conto degli aspetti sostanziali della vicenda negoziale e dello scopo ultimo perseguito dal disponente, l'impiego del denaro a fini edificatori sia compreso nel programma negoziale perseguito dal genitore donante.
DONAZIONE - DENARO DATO DAL MARITO PER RISTRUTTURAZIONE IMMOBILE IN COMPROPRIETA' CON LA MOGLIE
Cass. civ., Sez. VI - 3, Ordinanza, 10/05/2022, n. 14740
L'attività con la quale il marito fornisce il denaro affinché la moglie divenga con lui comproprietaria di un immobile è riconducibile nell'ambito della donazione indiretta, così come sono ad essa riconducibili, finché dura il matrimonio, i conferimenti patrimoniali eseguiti spontaneamente dal donante, volti a finanziare lavori nell'immobile, giacché tali conferimenti hanno la stessa causa della donazione indiretta.
DONAZIONE - NULLITA' DELLA DONAZIONE DI QUOTA DI BENE EREDITARIO NON ANCORA DIVISO TRA I COEREDI
Cass. civ., Sez. Unite, 15/03/2016, n. 5068
La donazione di un bene altrui, benché non espressamente vietata, deve ritenersi nulla per difetto di causa, a meno che nell'atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell'attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio. Ne consegue che la donazione, da parte di un coerede, della quota di un bene indiviso in una massa ereditaria è nulla, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante.
DONAZIONE - OPPOSIZIONE ALL'ATTO DI DONAZIONE
Cass. civ. Sez. I Sent., 09/05/2013, n. 11012
La Corte di Cassazione,  Cass. civ. Sez. I Sent., 09/05/2013, n. 11012, prendendo le mosse dal dato letterale dell’art. 563, quarto comma, c.c. -il quale disciplinando l’opposizione non usa il termine legittimario ma “coniuge e parenti in linea retta del donante”– sancisce che la declaratoria di simulazione, a seguito della riforma, è finalizzata alla proponibilità dell’atto di opposizione: l’azione di simulazione è pertanto proponibile precedentemente all’apertura della successione del donante.
La donazione dissimulata lede, infatti, in maniera attuale il diritto del coniuge e dei parenti in linea retta del donante ad esercitare l’opposizione nei termini previsti dalla legge: il legittimario in potenza deve poter esperire tutte le azioni prodromiche o necessarie al fine di garantirsi una tutela effettiva e reale, passando necessariamente per l’azione di simulazione ante mortem.
L’interesse ad agire sorge, conseguentemente, dalla necessità di ottenere la protezione sostanziale per cui si promuove l’azione: trascrivere e notificare l’atto di opposizione alla donazione.
Tale soluzione, tra l’altro, è conforme a quanto previsto dall’art. 1415 c.c. che dichiara l’inopponibilità della simulazione ai terzi acquirenti in buona fede, “salvi gli effetti della trascrizione della domanda di simulazione”.
DONAZIONE - OPPOSIZIONE ALL'ATTO DI DONAZIONE - DONAZIONI ANTE 2005
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 11/02/2022, n. 4523 (rv. 663831-02)
La mancanza di una norma di diritto intertemporale che, con riferimento alle donazioni anteriori alla data di entrata in vigore della legge n. 80 del 2005, individui tale data quale "dies a quo" del termine ventennale per l'esperimento del rimedio previsto dall'art. 563, comma 4, c.c., induce a ritenere che detto termine decorra in ogni caso, ai sensi del comma 1 dello stesso art. 563, dalla trascrizione della donazione. (Rigetta, CORTE D'APPELLO VENEZIA, 09/07/2015)
DONAZIONE - RINUNCIA ABDICATIVA DELLA QUOTA DI COMPROPRIETA'
Cass. civ. Sez. II, 25 febbraio 2015, n. 3819
La rinuncia abdicativa della quota di comproprietà di un bene, fatta in modo da avvantaggiare in via riflessa tutti gli altri comunisti, mediante eliminazione dello stato di compressione in cui il diritto di questi ultimi si trovava a causa dell'appartenenza in comunione anche ad un altro soggetto, costituisce donazione indiretta, senza che sia all'uopo necessaria la forma dell'atto pubblico, essendo utilizzato per la realizzazione del fine di liberalità un negozio diverso dal contratto di donazione.
DONAZIONE INDIRETTA - ESPERIBILITA' OPPOSIZIONE EX ARTICOLO 563 C.C. QUARTO COMMA
Cass. civ., Sez. II, 11/02/2022, n. 4523
L'opposizione di cui all'art. 563, co. 4, c.c., è esperibile, in relazione alle donazioni compiute dal disponente e potenzialmente lesive dei diritti del legittimario, anche prima dell'apertura della successione del primo. Quando essa ha ad oggetto un atto di liberalità indiretta, inoltre, il legittimario è titolato ad agire per ottenere l'accertamento della natura simulata del negozio dissimulante la liberalità potenzialmente lesiva delle sue aspettative. Tuttavia, poiché l'azione di restituzione prevista dall'art. 563, co. 1, c.c., è ammessa soltanto qualora non siano decorsi vent'anni dalla trascrizione della donazione, e considerato che l'opposizione di cui al richiamato art. 563, co. 4, c.c., è tesa ad assicurare, in favore del coniuge o parente in linea retta del disponente, unicamente la sospensione del termine ventennale di cui al co. 1, l'esercizio della stessa non è consentito in relazione ad atti di liberalità, diretti o indiretti, che siano stati trascritti da oltre venti anni. Non avrebbe, infatti, alcun senso logico ipotizzare, a favore del legittimario, l'esercizio di uno strumento cautelare finalizzato all'esperimento di una domanda non più proponibile.
DONAZIONE MODALE
Cass. civ. Sez. II, 07 aprile 2015, n. 6925
In materia di donazione modale, l'imposizione di un onere in capo al donatario - sebbene non presenti natura di corrispettivo, trasformando il titolo dell'attribuzione da gratuito in oneroso -comporta una diminuzione di valore della donazione stessa, incidendo sull'ammontare del trasferimento patrimoniale, della quale è necessario tenere conto ai fini della riunione fittizia conseguente alla riduzione della donazione ex art. 555 cod. civ..
DONAZIONE MODALE - SPIRITO DI LIBERALITA' E IMPOSIZIONE DI UN PESO AL BENEFICIARIO
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 19/10/2021, n. 28857
In tema di attribuzioni a titolo gratuito, lo spirito di liberalità è perfettamente compatibile con l'imposizione di un peso al beneficiato, purché tale peso, non assumendo il carattere di corrispettivo, costituisca una modalità del beneficio, senza snaturare l'essenza di atto liberalità della donazione; stabilire se l'onere imposto al donatario sia tale da porre in essere un "modus" limitativo della liberalità ovvero, incidendo sulla causa del negozio, imprima ad esso il carattere di onerosità costituisce indagine di fatto attinente all'interpretazione del negozio di donazione che, come tale, è riservata al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivata. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la qualificazione, in termini di donazione modale, attribuita dai giudici di merito ad un negozio, redatto da un notaio, avente ad oggetto la cessione del patrimonio immobiliare dalla madre al figlio e contemplante la previsione di prestazioni di assistenza morale e materiale in favore della prima, tenuto conto del "nomen iuris" utilizzato per il contratto, dell'indeterminatezza e genericità delle prestazioni assistenziali ivi previste, nonché del comportamento successivo della disponente, che non aveva mai chiesto l'adempimento dell'obbligazione assistenziale).
DONAZIONE - TRASFERIMENTO DI STRUMENTI FINANZIARI
Cass. civ., Sez. Unite, 27/07/2017, n. 18725
Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l'esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta. Ne deriva che la stabilità dell'attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell'atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiarlo, salvo che ricorra l'ipotesi della donazione di modico valore.
EREDITA' DEVOLUTA A MINORI - ACCETTAZIONE CON BENEFICIO DI INVENTARIO
Cass. civ., Sez. II, 27/02/1986, n. 1267
L'eredità devoluta ai minori non può essere accettata se non col beneficio dell'inventario (art. 471 c. c.) ed ogni altra forma di accettazione, espressa o tacita, è improduttiva di effetti giuridici e non vale a conferire al minore la qualità di erede né a fargli acquistare i beni ereditari; pertanto, mancando la dichiarazione di accettazione dell'eredità con il beneficio di inventario, il minore rimane nella posizione di chiamato all'eredità (art. 460 c. c.) ed i beni devono considerarsi ereditari fino a quando egli può esercitare il diritto di accettare l'eredità o di rinunziarvi (art. 489 c. c.): da ciò consegue che la competenza per territorio ad autorizzare la vendita di detti beni appartine al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (art. 747 c. p. c.).
IMPOSTA DI SUCCESSIONE - ESENZIONE TRASFERIMENTI DI AZIENDE O RAMI DI ESSE, DI QUOTE SOCIALI E DI AZIONI
Cass. civ., Sez. V, Sentenza, 23/02/2023, n. 5674
In tema di imposta sulle successioni e donazioni, l'esenzione di cui all'art. 3, comma 4 ter, terzo periodo, del d.lgs. n. 346 del 1990 si applica anche per le partecipazioni in società residenti in altro Stato nell'Unione Europea alle stesse condizioni normativamente stabilite per il passaggio di quote o azioni di società residenti in Italia e, cioè, che col trasferimento sia integrato o mantenuto, da parte degli aventi causa, il controllo di diritto sulla società partecipata e che gli stessi si impegnino a mantenere il controllo societario per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo apposita dichiarazione contestuale alla presentazione della dichiarazione di successione o all'atto di donazione.
INDEGNITA' - ESCLUSIONE EX POST DALLA SUCCESSIONE
Cass. civ., Sez. II, 29/03/2006, n. 7266
Ai sensi dell'art. 463 c.c. l'indegnità a succedere non integra un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità, ma è causa di esclusione dalla successione; infatti, l'indegnità, come configurata nell'unica disposizione del codice che ne prevede le varie ipotesi, non è uno "status" connaturato al soggetto che si assume essere indegno a succedere, ma una qualificazione di un comportamento del soggetto medesimo, che deve essere data dal giudice a seguito dell'accertamento del fatto che integra quella determinata ipotesi di indegnità dedotta in giudizio, e che si sostanzia in una vera e propria sanzione civile di carattere patrimoniale avente un fondamento pubblicistico.
INDEGNITA' - IMPUGNAZIONE DI TESTAMENTO - LITISCONZIO NECESSARIO
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 18/01/2022, n. 1443
Nell'azione di impugnazione del testamento per indegnità a succedere della persona designata come erede, sussiste il litisconsorzio necessario di tutti i successori legittimi, trattandosi di azione volta ad ottenere una pronuncia relativa ad un rapporto giuridico unitario ed avente ad oggetto l'accertamento, con effetto di giudicato, della qualità di erede che, per la sua concettuale unità, è operante solo se la decisione è emessa nei confronti di tutti i soggetti del rapporto successorio. Tuttavia, qualora tale azione si trovi in rapporto di pregiudizialità giuridica con un giudizio penale pendente, l'esistenza del litisconsorzio necessario non giustifica la sospensione totale o parziale del processo civile, se non vi è una perfetta coincidenza delle parti dei due giudizi, configurabile quando non solo l'imputato, ma anche il responsabile civile e la parte civile abbiano partecipato al processo penale.
INDEGNITA' - NATURA COSTITUTIVA DELLA SENTENZA
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 05/03/2009, n. 5402
L'indegnità a succedere di cui all'art. 463 cod. civ. pur essendo operativa "ipso iure", deve essere dichiarata con sentenza costitutiva su domanda del soggetto interessato, atteso che essa non costituisce un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità, ma solo una causa di esclusione dalla successione.
INDEGNITA' - TASSATIVITA' DEI CASI DI INDEGNITA'
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 28/04/2022, n. 13266
È indegno a succedere il nipote per avere abbandonato l'anziana zia e impedito, in quanto unico detentore delle chiavi di casa, che se ne potessero occupare gli altri nipoti, condotta inquadrabile nell'ambito del reato di abbandono di incapace, sanzionabile ai sensi dell'art. 463 c.c. con la declaratoria di indegnità a succedere. Difatti, la legge esclude dalla successione come indegno, tra le altre ipotesi, colui che ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere lapersona della cui successione si tratta,o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purchénonricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale ovvero colui che ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull'omicidio. Pertanto, le ipotesi di indegnità ad ammettere che possa succedere alla persona offesa colui che abbia commesso atti particolarmente gravi nei suoi confronti devono ritenersi rigorosamente tassative e insuscettibili di interpretazione estensiva o analogica.
INSTITUTIO EX RE CERTA - DISTINZIONE TRA EREDE E LEGATARIO
Cass. civ., Sez. II, Sent., 28/09/2022, n. 28259
Secondo il costante orientamento di questa Corte, in tema di distinzione tra erede e legatario ai sensi dell'art. 588 c.c., l'assegnazione di beni determinati configura una successione a titolo universale (institutio ex re certa) qualora il testatore abbia inteso chiamare l'istituito nell'universalità dei beni o in una quota del patrimonio relitto, mentre deve interpretarsi come legato se egli abbia voluto attribuire beni singoli ed individuati (Cass. 2 civ., 31.12.2021, n. 42121; Cass. 6-2, 06.03,2020, n. 6125; Cass. 2 civ., 06.10.2017, n. 23393;, Cass. 25.12.2013, n. 24163; Cass. 01.03.2002, n. 3016).
INVENTARIO DELL'EREDITA' - DESCRIZIONE DELLE PASSIVITA'
Cass. civ., 03/10/1959, n. 2664
Non è necessaria l'indicazione della passività nell'inventario eseguito in sede di eredità beneficiata; l'erede, pertanto, acquista il beneficio anche se l'inventario compiuto entro il termine di legge contenga soltanto la descrizione delle attività.
IUS SEPULCHRI - REGIME GIURIDICO
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 29/01/2007, n. 1789
Lo "ius sepulchri", cioè il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e quindi considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati "iure sanguinis" al fondatore medesimo, mentre resta in proposito irrilevante la eventuale cedibilità prevista nel regolamento o nell'atto di concessione comunale. A tal fine l'individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio oppure come sepolcro ereditario costituisce apprezzamento di mero fatto non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, qualora sorretto da motivazione sufficiente e immune da vizi logico-giuridici.
Cass. civ., Sez. Unite, Ordinanza, 28/06/2018, n. 17122
Nel sepolcro ereditario lo "ius sepulchri" si trasmette nei modi ordinari, per atto "inter vivos" o "mortis causa", come qualsiasi altro diritto, dall'originario titolare anche a persone non facenti parte della famiglia, mentre in quello gentilizio o familiare - tale dovendosi presumere il sepolcro, in caso di dubbio - lo "ius sepulchri" è attribuito, in base alla volontà del testatore, in stretto riferimento alla cerchia dei familiari destinatari di esso, acquistandosi dal singolo "iure proprio" sin dalla nascita, per il solo fatto di trovarsi col fondatore nel rapporto previsto dall'atto di fondazione o dalle regole consuetudinarie, "iure sanguinis" e non "iure successionis", e determinando una particolare forma di comunione fra contitolari, caratterizzata da intrasmissibilità del diritto, per atto tra vivi o "mortis causa", imprescrittibilità e irrinunciabilità. Tale diritto di sepolcro si trasforma in ereditario con la morte dell'ultimo superstite della cerchia dei familiari designati dal fondatore, rimanendo soggetto, per l'ulteriore trasferimento, alle ordinarie regole della successione "mortis causa". (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il diritto di sepolcro, contemplato nella scheda testamentaria, andasse qualificato come gentilizio poiché il testatore aveva in esso espresso la volontà che la tomba ospitasse l'intera famiglia dei cugini, se essi l'avessero voluto, sicché la ricorrente ne era divenuta titolare ancorché non erede).
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 16/04/2018, n. 9282
L'individuazione della natura di una cappella funeraria come sepolcro familiare o gentilizio e, quindi, non ereditario e, perciò, sottratto a possibilità di divisione, costituisce apprezzamento di mero fatto non suscettibile di sindacato in sede di legittimità, se non nei limiti previsti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
LEGATO DI AZIENDA - DEBITI AZIENDALI
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 29/01/2016, n. 1720
Il legato di azienda ha ad oggetto, salvo diversa volontà del testatore, il complesso unitario dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, comprensivo di tutti i rapporti patrimoniali di debito-credito che ad essa fanno capo, sicché, trovando applicazione le regole successorie, il legatario è tenuto al pagamento dei debiti aziendali, ancorché nei limiti del valore dell'azienda medesima, ex art. 671 c.c.
LEGATO - DIRITTI DEL LEGATARIO
Cass. civ. Sez. II, 17 dicembre 2014, n. 26618
All'apertura della successione in capo al legatario, sorgono due diritti: il diritto di proprietà sul bene legato, che il legatario acquista direttamente ed immediatamente alla morte del testatore, nonché il diritto di credito nei confronti dell'onerato con ad oggetto il trasferimento del possesso della cosa. Il passaggio della proprietà avviene direttamente dal de cuius al legatario tale che ancor prima di avere domandato il possesso, il legatario, può alienare il diritto acquistato, come pure i suoi creditori possono agire sulla cosa legata. Conseguentemente, il diritto del legatario è prevalente rispetto ad eventuali diritti dei terzi e, anche rispetto al diritto del terzo promissario acquirente, soprattutto, nell'ipotesi in cui il contratto preliminare non risulta trascritto.
LEGATO IN SOSTITUZIONE DELLA LEGITTIMA - DETERMINAZIONE DELLA QUOTA DI RISERVA
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 30/06/2021, n. 18561
Il legato in sostituzione di legittima, come espressamente previsto dall'art. 551 c.c., deve gravare sulla porzione indisponibile; ne consegue che, al fine della determinazione di ciascuna quota di riserva, il legittimario che sia beneficiario di detto legato, ancorché lo abbia accettato perdendo il diritto di chiederne un supplemento, deve essere calcolato nel numero complessivo degli eredi legittimari.
LEGATO IN SOSTITUZIONE DI LEGITTIMA: EFFETTI DELLA RINUNCIA
Cass. civ. Sez. II, 27 giugno 2013, n. 16252
Il legato in sostituzione di legittima, previsto dall'art. 551 cod. civ., è una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, nel senso che l'eventuale rinuncia determina il venire meno della sostituzione e consente al legittimario di reclamare la quota di riserva spettantegli per legge sui beni ereditari. Ne consegue che il legatario, che abbia rinunciato al legato tacitativo in denaro, può conseguire la quota di legittima in natura, in base alla regola generale dettata dall'art. 718 cod. civ.
LEGATO IN SOSTITUZIONE DELLA LEGITTIMA: FORMA DELLA RINUNCIA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 29/04/2022, n. 13530
La rinuncia al legato in sostituzione di legittima, fatta salva la forma scritta quando il legato abbia per oggetto beni immobili, ben può risultare da atti univoci compiuti dal legatario, implicanti necessariamente la volontà di rinunciare al legato, tra i quali non rientra la proposizione dell'azione di riduzione, ben potendo ipotizzarsi un duplice intento del legittimario di conservare il legato conseguendo anche la legittima, cosicché la rinuncia al legato sostitutivo, intervenuta nel corso della causa di riduzione, non è tardiva in senso strettamente temporale, potendo la stessa utilmente avere luogo anche prima della spedizione della causa a sentenza.
LEGATO IN SOSTITUZIONE DI LEGITTIMA : FORMULAZIONE
Cass. civ. Sez. II, 16 gennaio 2014, n. 824
Ai fini dell'individuazione del legato in sostituzione di legittima, non occorre che la scheda testamentaria usi formule sacramentali, essendo sufficiente che risulti l'intenzione del "de cuius" di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità (come nella specie, avendo il testatore attribuito al legittimario "la sola casa ... quale sua stretta legittima ... a titolo di legittima che neanche merita").
LEGATO MODALE - INADEMPIMENTO DEL MODUS
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 07/03/2016, n. 4444
In tema di legato modale, l'inadempimento del "modus" ad opera del legatario legittima il beneficiario, al pari dei prossimi congiunti, ancorché eredi, a proporre, oltre all'azione di adempimento, quella di risoluzione, ex art. 648, comma 2, c.c., avendo egli interesse, ove sia anche erede, a conseguire il vantaggio patrimoniale derivante dalla restituzione della "res" e, in ogni caso, a soddisfare le esigenze morali perseguite dal "de cuius", rimaste irrealizzate a causa dell'inadempimento dell'onerato.
LEGITTIMARI - TOTALE PRETERMISSIONE
Cass. civ. Sez. II, 30 maggio 2014, n. 12221
La totale pretermissione del legittimario si può avere sia nella successione testamentaria, sia nella successione ab intestato. Il legittimario può dirsi pretermesso nella successione testamentaria quando il testatore ha disposto a titolo universale dell'intero asse a favore di altri. In tal caso, ai sensi dell'art. 457, secondo comma, c.c., il legittimario non è chiamato all'eredità fino a quando l'istituzione testamentaria di erede non venga ridotta nei suoi confronti. Nella successione ab intestato, la pretermissione si verifica qualora il de cuius si sia spogliato in vita dell'intero suo patrimonio con atti di donazione, sicché, stante l'assenza di beni relitti, il legittimario viene a trovarsi nella necessità di esperire l'azione di riduzione a tutela della situazione di diritto sostanziale che la legge gli riconosce. A ciò consegue che il legittimario pretermesso, sia nella successione testamentaria sia in quella ab intestato, il quale impugni per simulazione un atto compiuto dal de cuius a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce in qualità di terzo e non in veste di erede, condizione che acquista, solo in conseguenza del positivo esercizio dell'azione di riduzione, e come tale non è tenuto alla preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario.
LEGITTIMARIO PRETERMESSO - ACQUISTO DELLA QUALITA' DI CHIAMATO ALL'EREDITA'
Cass. civ., Sez. II, 03/12/1996, n. 10775
Il legittimario pretermesso acquista la qualità di chiamato alla eredità solo dal momento della sentenza che accoglie la sua domanda di riduzione rimuovendo l'efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie.
LEGITTIMARIO PRETERMESSO - PRECISAZIONE SUL CALCOLO DELLA RIUNIONE FITTIZIA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 16/12/2022, n. 36990
Il legittimario che agisca in riduzione ha l'onere di precisare entro quali limiti sia stata lesa la sua quota di riserva, indicando gli elementi patrimoniali che contribuiscono a determinare il valore della massa ereditaria nonché, di conseguenza, quello della quota di legittima violata. L'onere di allegazione è soddisfatto una volta che, richiamata la quota di legittima prevista per legge, il legittimario assuma che, per effetto delle disposizioni testamentarie ovvero in conseguenza delle donazioni poste in essere in vita in favore di altri soggetti, ed al netto di quanto ricevuto dall’erede, residui una lesione. Non può, invece, imporsi anche la quantificazione in termini di valore dei vari elementi destinati ad essere presi in considerazione ai fini della precisazione del relictum e del donatum, né che l'individuazione della lesione debba avvenire in termini aritmetici con una sua precisa indicazione numerica, essendo viceversa sufficiente che si sostenga che, proprio alla luce del complesso assetto patrimoniale del defunto, quale scaturente dalle vicende successorie, il valore attivo pervenuto al legittimario sia inferiore a quanto gli compete per legge. Il giudice deve procedere alle operazioni di riunione fittizia prodromiche al riscontro della lesione sulla base delle indicazioni complessivamente provenienti dalle parti, nei limiti processuali segnati dal regime delle preclusioni per l'attività di allegazione e di prova. Deve ritenersi, dunque, irritualmente proposta la domanda di riduzione ove difetti l’indicazione della massa e del valore e dell’entità della lesione.
LEGITTIMARIO: RINUNCIA ALL'EREDITA'
Cass. civ., Sez. II, 11/05/2023, n. 12813
Ai sensi dell'art. 552 il legittimario che rinuncia all'eredità ha diritto di ritenere le donazioni o di conseguire i legati a lui fatti, anche nel caso in cui operi la rappresentazione, senza che i beni oggetto dei legati o delle donazioni si trasmettano ai rappresentanti, fermo restando però l'onere di questi ultimi di dover imputare le stesse disposizioni alla quota di legittima nella quale subentrano iure repraesentationis.
MORTE DELLA PARTE - INTERRUZIONE DEL PROCESSO - RIASSUNZIONE
Cass. civ., Sez. III, Sentenza, 28/06/2019, n. 17445
Nel processo civile, in caso di morte di una delle parti, ai fini della prosecuzione del processo nei confronti dei successori, la verifica della qualità di eredi dei chiamati all'eredità non è necessaria nell'ipotesi in cui l'atto di riassunzione sia ad essi notificato collettivamente e impersonalmente entro l'anno dal decesso, ai sensi dell'art. 303, comma 2, c.p.c., in quanto tale disposizione affranca il notificante dall'onere di ricercare le prove dell'accettazione dell'eredità, la quale può intervenire nel termine di dieci anni dall'apertura della successione, sicché durante detto periodo la parte non colpita dall'evento interruttivo deve essere tutelata attraverso il riconoscimento della "legittimatio ad causam" del semplice chiamato. Per converso, il chiamato all'eredità, pur non assumendo la qualità di erede per il solo fatto di avere accettato la notifica dell'atto di riassunzione, ha l'onere di contestare, costituendosi in giudizio, l'effettiva assunzione di tale qualità così da escludere il presupposto di fatto che ha giustificato la riassunzione.
ONERE E MODO
Cass. civ., 13/08/1980, n. 4936
Nel caso in cui l'onere testamentario sia diretto a soddisfare un interesse morale dello stesso testatore, legittimati ad agire per l'adempimento sono non gli eredi in quanto tali, ma i prossimi congiunti del de cuius, ai quali si trasferisce la tutela degli interessi più intimamente connessi alla persona del de cuius.
PARTECIPAZIONI SOCIALI - OGGETTO DEL NEGOZIO DI TRASFERIMENTO
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 12/09/2019, n. 22790
Le azioni (e le quote) delle società di capitali costituiscono beni di "secondo grado", in quanto non sono del tutto distinte e separate dai beni compresi nel patrimonio sociale, e sono rappresentative delle posizioni giuridiche spettanti ai soci in ordine alla gestione ed alla utilizzazione di detti beni, funzionalmente destinati all'esercizio dell'attività sociale; pertanto, i beni compresi nel patrimonio della società non possono essere considerati del tutto estranei all'oggetto del contratto di cessione del trasferimento delle azioni o delle quote di una società di capitali, sia se le parti abbiano fatto espresso riferimento agli stessi, mediante la previsione di specifiche garanzie contrattuali, sia se l'affidamento del cessionario debba ritenersi giustificato alla stregua del principio di buona fede. Ne consegue che la differenza tra l'effettiva consistenza quantitativa del patrimonio sociale rispetto a quella indicata nel contratto, incidendo sulla solidità economica e sulla produttività della società, quindi sul valore delle azioni o delle quote, può integrare la mancanza delle qualità essenziali della cosa, che rende ammissibile la risoluzione del contratto ex art. 1497 c.c., ovvero, qualora i beni siano assolutamente privi della capacità funzionale a soddisfare i bisogni dell'acquirente, quindi "radicalmente diversi" da quelli pattuiti, l'esperimento di un'ordinaria azione di risoluzione ex art. 1453 c.c., svincolata dai termini di decadenza e prescrizione previsti dall'art. 1495 c.c.
PATTI SUCCESSORI - ATTRIBUZIONE DI QUOTE DI BENI OGGETTO DI FUTURA SUCCESSIONE
Cass. civ., Sez. II, 08/11/2022, n. 32855
Configura patto successorio, vietato dall'art. 458 c.c., l'accordo col quale i contraenti si attribuiscono le quote di proprietà di un immobile oggetto dell'altrui futura successione mortis causa.
PATTI SUCCESSORI - PROMESSA DI ISTITUIRE EREDE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 21/02/2022, n. 5555
È da escludere l'esistenza di un patto successorio quando tra le parti non sia intervenuta alcuna convenzione, e la persona nella cui eredità si spera abbia solo manifestato verbalmente, all'interessato o a terzi, l'intenzione di disporre dei suoi beni in un determinato modo, atteso che tale mera promessa verbale non crea alcun vincolo giuridico e non è quindi idonea a limitare la piena libertà del testatore che è oggetto di tutela legislativa. La promessa di istituire erede il prestatore d'opera in corrispettivo della sua attività - ove non risulti attuata mediante convenzione avente i requisiti di sostanza e di forma di un patto successorio (art. 458 c.c.), ma sia limitata ad una mera intenzione manifestata dal datore di lavoro - non costituisce menomazione della libertà testamentaria e non rientra, quindi, nel divieto di cui al citato art. 458. In siffatta ipotesi la indicata promessa non produce la nullità del rapporto di lavoro per illiceità dell'oggetto o della causa, ai sensi dell'art. 1418 c.c., ma è semplicemente rivelatrice della onerosità, nella intenzione delle parti, del rapporto stesso, per cui il prestatore d'opera ha diritto indipendentemente dalla promessa medesima - alla retribuzione che gli compete, secondo la natura e l'entità della prestazione.
PATTI SUCCESSORI - QUALI ACCERTAMENTI FARE?
Cass. civ., Sez. II, 16/02/1995, n. 1683
In tema di patti successori, per stabilire se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità di cui all'art. 458 c.c. occorre accertare: 1) se il vincolo giuridico con essa creato abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi ad una successione non ancora aperta; 2) se la cosa o i diritti formanti oggetto della convenzione siano stati considerati dai contraenti come entità della futura successione o debbono comunque essere compresi nella stessa; 3) se il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in parte della propria successione, privandosi, così dello ius poenitendi; 4) se l'acquirente abbia contrattato o stipulato come avente diritto alla successione stessa; 5) se il convenuto trasferimento, dal promittente al promissario, debba aver luogo mortis causa, ossia a titolo di eredità o di legato.
PATTI SUCCESSORI - RESTITUZIONE SOMME
Cass. civ., Sez. II, 26/08/2002, n. 12474
Dalla nullità del contratto contenente un patto successorio cosiddetto rinunciativo deriva il diritto delle parti di ottenere la restituzione delle eventuali somme versate al rinunciante in esecuzione del patto, in applicazione dei principi relativi all'indebito oggettivo, diritto soggetto a prescrizione, non potendo presumersi la natura liberale delle attribuzioni effettuate in esecuzione del patto, in quanto a questo scopo è necessario individuare con precisione da quali elementi fosse desumibile l'"animus donandi" e verificare l'esistenza dei prescritti requisiti di forma.
PATTI SUCCESSORI - SULLA VALIDITA' DEI TESTAMENTI SIMULTANEI
Cass. civ., Sez. II, 02/09/2020, n. 18197
Il riconoscimento della validità dei testamenti simultanei non esclude la loro possibile invalidità quando si pongano come atti esecutivi di un precedente accordo concluso dai testatori e avente per oggetto l'impegno di ciascuno a disporre in un certo modo della propria successione mortis causa. In particolare, si ha patto successorio, vietato ex art. 458 c.c., quando le disposizioni testamentarie redatte da più persone, pur essendo contenute in schede formalmente distinte, rappresentano il mezzo esecutivo di un accordo con il quale ciascuno dei testatori provvede alla sua successione in un determinato modo, in determinante correlazione con la concordata disposizione dei propri beni da parte degli altri. Trattandosi di un accordo che la legge considera illecito, la prova può essere data con qualunque mezzo, anche per presunzioni.
PATTO DI FAMIGLIA - REGIME FISCALE
Cass. civ., Sez. V, 24/12/2020, n. 29506
ll patto di famiglia è assoggettato all'imposta sulle donazioni sia per quanto concerne il trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni societarie, operato dall'imprenditore in favore del discendente beneficiario, sia per quanto riguarda la liquidazione della somma corrispondente alla quota di riserva, calcolata sul valore dei beni trasferiti, effettuata dal beneficiario in favore dei legittimari non assegnatari. La liquidazione operata dal beneficiario del trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni societarie in favore del legittimario non assegnatario è considerata, ai soli fini impositivi, donazione del disponente in favore del legittimario non assegnatario, con conseguente attribuzione dell'aliquota e della franchigia previste con riferimento al corrispondente rapporto di parentela o di coniugio. L'esenzione da imposta si applica al patto di famiglia solo con riguardo al trasferimento dell'azienda e delle partecipazioni societarie in favore del discendente beneficiario, non anche alle liquidazioni operate da quest'ultimo in favore degli altri legittimari.
POLIZZA VITA - CONOSCIBILITÀ DEI BENEFICIARI
Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 08/02/2024, n. 3565
In materia di trattamento dei dati personali e dell'ostensibilità dei dati identificativi del terzo beneficiario di polizze assicurative "vita", il D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 2-terdecies, comma 5, introdotto dal D.Lgs. n. 101 del 2018, art. 2, comma 1, lett. f), applicabile ratione temporis, afferma, in tema di diritti riferiti ai dati personali concernenti persone decedute, che essi possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio o agisce a tutela dell'interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione, salvo che (limitatamente all'offerta diretta di servizi della società dell'informazione) l'interessato lo abbia espressamente vietato con dichiarazione scritta ma che, in ogni caso, il divieto non può produrre effetti pregiudizievoli per l'esercizio da parte dei terzi dei diritti patrimoniali che derivano dalla morte dell'interessato nonché del diritto di difendere in giudizio i propri interessi. Il giudice, che sia stato adito ai sensi dell'art. 152 del D.Lgs. 196 del 2003, a fronte del rifiuto di ostensione, non ha il potere-dovere di provvedere ad una valutazione preventiva in ordine alla fondatezza dell'azione che il richiedente intenda intraprendere poiché il solo controllo "in negativo" a lui demandato sta nel verificare che non si tratti di un'istanza del tutto pretestuosa.
POLIZZA VITA - INTERPRETAZIONE POLIZZA "LINKED"
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 30/04/2018, n. 10333
Va confermata la sentenza di merito che, in mancanza di garanzia della conservazione del capitale alla scadenza, abbia considerato la polizza "linked" non già come contratto di assicurazione sulla vita, bensì alla stregua di investimento da parte di coloro che figurano come assicurati, con la conseguenza che trova applicazione la disciplina specifica degli strumenti finanziari.
POLIZZE VITA - ESTENSIONE AGLI EREDI PER RAPPRESENTAZIONE
Cass. civ., sez. III, ord., 21 agosto 2023, n. 24951
Nel contratto di assicurazione sulla vita la designazione generica degli “eredi legittimi” come beneficiari comporta l’inclusione, tra i medesimi, pure degli eredi per rappresentazione ed ha, inoltre, come effetto che, a ciascuno di essi, spettino gli interessi corrispettivi sin dalla morte del de cuius.
PRELAZIONE - ONERE MODALE - EFFICACIA REALE
Cass. civ. Sez. III, 07/11/2013, n. 25052
Il diritto di prelazione attribuito attraverso l'apposizione, in un testamento, di un onere modale non ha efficacia reale, e la sua violazione non comporta un diritto al riscatto ma solo (nell'ipotesi di inadempimento del "modus"), ma consente soltanto i rimedi di cui all'art. 648 cod. civ. ed il risarcimento del danno.
PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE: MORTE DI UNA PARTE
Tribunale di Roma, sezione XIII, ordinanza del 15.02.2016
Nel caso di decesso nel corso del procedimento di mediazione (ovvero anche prima che esso sia iniziato, nello spazio intercorrente fra il provvedimento di invio in mediazione del giudice e la comparizione davanti al mediatore) di una delle parti, il mediatore dovrà dichiarare non luogo a procedere dell’ esperimento, senza che possa in contrario valere la diversa volontà delle parti presenti, neppure se fra essi vi sia l’erede (e la ragione di ciò è evidente: nel caso di mancato accordo, si verificherebbe uno sfasamento soggettivo rispetto alla procedura di mediazione esperita con soggetti che ancora non facevano parte della causa, tali essendo quelli che in essa compaiono solo dopo la riassunzione della causa stessa; con tutte le possibili problematiche ed eccezioni annesse e connesse).
PRODUZIONE COPIA DI TESTAMENTO
Cass. civ. Sez. II, 18 maggio 2015, n. 10171
La produzione di una copia del testamento giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato distruggendo deliberatamente l'originale, con la conseguenza che la parte che voglia avvalersene deve fornire la prova dell'esistenza del documento al momento dell'apertura della successione.
RAPPORTO TRA SUCCESSIONE LEGITTIMA E SUCCESSIONE TESTAMENTARIA
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 27/10/2023, n. 29821
Quando la successione legittima si apre su un relictum insufficiente a soddisfare i diritti dei legittimari alla quota di riserva, avendo il de cuius fatto in vita donazioni che eccedono la disponibile, la riduzione delle donazioni pronunciata su istanza del legittimario ha funzione integrativa del contenuto economico della quota ereditaria di cui il legittimario stesso è già investito ex lege, determinando il concorso della successione legittima con la successione necessaria. L'atto compiuto dal de cuius assume l'idoneità a ledere i diritti del legittimario e quindi il legittimario nutre interesse ad accertare che un bene, alienato sotto l'apparenza del negozio oneroso, è in realtà una donazione soggetta a riunione fittizia ed eventualmente a riduzione.
RAPPRESENTAZIONE - RETRATTO SUCCESSORIO
Cass. civ. Sez. II, 15 gennaio 2015, n. 594
In tema di successione per rappresentazione, il discendente legittimo o naturale (rappresentante), nel subentrare nel luogo e nel grado dell'ascendente (rappresentato) - che non possa o non voglia accettare l'eredità - succede direttamente al "de cuius", sicché egli in qualità di successore "jure proprio" nell'eredità, è legittimato all'esercizio del retratto successorio.
RAPPRESENTAZIONE - SOGGETTI ESCLUSI
Cass. civ., Sez. II, 28/10/2009, n. 22840
L'ambito di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima che in quella testamentaria, è circoscritto dall'art. 468 c.c., nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto; ne consegue che sono esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote "ex filio".
REGOLAMENTO DI COMPETENZA
Cass. civ., Sez. Unite, Sentenza, 23/07/2019, n. 19882
Il rapporto tra sezione ordinaria e sezione specializzata in materia di impresa, nello specifico caso in cui entrambe le sezioni facciano parte del medesimo ufficio giudiziario, non attiene alla competenza, ma rientra nella mera ripartizione degli affari interni all'ufficio giudiziario, da cui l'inammissibilità del regolamento di competenza, richiesto d'ufficio ai sensi dell'art. 45 c.p.c.; rientra, invece, nell'ambito della competenza in senso proprio la relazione tra la sezione specializzata in materia di impresa e l'ufficio giudiziario diverso da quello ove la prima sia istituita. (Dichiara inammissibile, TRIBUNALE NAPOLI, 30/10/2017)
RETRATTO SUCCESSORIO
Cass. civ. Sez. II, 27 marzo 2015, n. 6293
Il retratto successorio, previsto in tema di comunione ereditaria al fine di impedire l'intromissione di estranei nello stato di contitolarità determinato dall'apertura della successione "mortis causa", non si applica nella situazione di comunione ordinaria conseguente alla congiunta attribuzione di un bene ad alcuni coeredi in sede di divisione, non potendo, peraltro, operare in tal caso l'art. 732 cod. civ. in virtù del rinvio di cui all'art. 1116 cod. civ., in quanto per la comunione ordinaria vige il principio di libera disposizione della quota, ai sensi dell'art. 1103 cod. civ.
REVOCAZIONE DELLE DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE
Cass. civ. Sez. II Ordinanza, 11 maggio 2017, n. 11587
Fuori dall'ipotesi di revoca espressa di un testamento, può ricorrere un caso di incompatibilità oggettiva o intenzionale fra il testamento precedente e quello successivo, sussistendo la prima allorché, indipendentemente da un intento di revoca, sia materialmente impossibile dare contemporanea esecuzione alle disposizioni contenute in entrambi gli atti, e configurandosi, invece, la seconda quando, dal contenuto del testamento successivo, si evinca la volontà del testatore di revocare, in tutto o in parte, quello precedente e, dal raffronto del complesso delle disposizioni o di singole previsioni contenute nei due atti, si desuma che il contenuto della volontà più recente del testatore è inconciliabile con quanto risultante dall'atto antecedente. La relativa indagine, involgendo apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, non è censurabile in sede di legittimità, se non per vizio attinente alla motivazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ravvisato un'incompatibilità intenzionale tra due testamenti, il primo dei quali contenente un'istituzione di erede universale rispetto ad un patrimonio mobiliare ed immobiliare, successivamente oggetto di disaggregazione nel secondo testamento, mediante destinazione di singoli beni a specifici destinatari).
REVOCAZIONE DELLE DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE PER SOPRAVVENIENZA DI FIGLI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 05/10/2023, n. 28043
La revocazione delle disposizioni testamentarie per sopravvenienza di figli non opera quando il testatore, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, aveva già figli, dei quali gli era nota l'esistenza, e ne sia poi sopraggiunto un altro. In tale ipotesi, l'art. 687 c.c., attesa la sua natura eccezionale, non essendo suscettibile di applicazione analogica o estensiva, non può ritenersi applicabile.
RINUNCIA ALL' AZIONE DI RIDUZIONE E RINUNCIA ALL'EREDITA' DEL LEGITTIMARIO PRETERMESSO
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 22/02/2016, n. 3389
La rinuncia all'azione di riduzione da parte del legittimario totalmente pretermesso diverge, sul piano funzionale e strutturale, dalla rinuncia all'eredità, non potendo il riservatario essere qualificato chiamato all'eredità prima dell'accoglimento dell'azione di riduzione volta a rimuovere l'efficacia delle disposizioni testamentarie lesive dei suoi diritti, sicché il creditore del legittimario totalmente pretermesso che intenda esperire l'azione ex art. 524 c.c., deve previamente impugnare la rinunzia di costui all'azione di riduzione.
RINUNCIA ALL' EREDITA' - ASSEGNO DI MANTENIMENTO
Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 16/05/2023, n. 13351
Poiché il nostro ordinamento conosce il principio della libertà nella accettazione della eredità ex art. 470 c.c., posto che essa involge sia scelte di convenienza economica - dato che l'erede è tenuto al pagamento dei debiti - nonché scelte di carattere personalissimo, legate alle relazioni con il de cuius, la rinuncia all'eredità da parte di uno dei coniugi non comporta automaticamente la perdita del rinunciante ad ottenere l'assegno di mantenimento in sede di separazione.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - IMPUGNAZIONE DA PARTE DEI CREDITORI
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 10/09/2021, n. 24524
In tema di successione "mortis causa", ove il chiamato all'eredità vi abbia rinunciato, il creditore di questi che ne risulti pregiudicato può impugnare la rinuncia ai sensi dell'art. 524 c.c., onde ottenerne la declaratoria di inefficacia nei suoi confronti e così agire sul patrimonio ereditario, fino a concorrenza delle proprie ragioni, senza che il chiamato stesso acquisisca la qualità di erede. Pertanto, non può neanche in astratto configurarsi un pregiudizio a carico del predetto creditore - in relazione ad un accordo fra rinunciante e chiamati per rappresentazione, finalizzato a circoscrivere o limitare nei soli rapporti interni l'efficacia della rinuncia - non potendo egli pretendere, al di là della tutela offertagli dal citato art. 524 c.c., che il proprio debitore acquisisca il titolo di erede in luogo dei chiamati di ordine successivo.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - IMPUGNAZIONE DA PARTE DEI CREDITORI - PRESCRIZIONE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 28/08/2023, n. 25347
In tema di impugnazione della rinunzia all'eredità da parte dei creditori, l'azione ex art. 524 c.c. è ammissibile unicamente ove i creditori abbiano richiesto, ai sensi dell'art. 481 c.c., la fissazione di un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinuncia all'eredità, quando non sia ancora maturata la prescrizione del diritto di accettare l'eredità ex art. 480 c.c.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - IMPUGNAZIONE DA PARTE DEI CREDITORI - PRESUPPOSTI OGGETTIVI
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 04/03/2020, n. 5994
Per l'impugnazione della rinuncia ereditaria ai sensi dell'art. 524 c.c. il presupposto oggettivo è costituito unicamente dal prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell'esercizio dell'azione, i beni personali del rinunziante appaiono insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori; ove dimostrata da parte del creditore impugnante l'idoneità della rinuncia a recare pregiudizio alle sue ragioni, grava sul debitore provare che, nonostante la rinuncia, il suo residuo patrimonio è in grado di soddisfare il credito dell'attore.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - IMPUGNAZIONE DA PARTE DEI CREDITORI - ACTIO INTERROGATORIA
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 11/11/2021, n. 33479
Il rimedio previsto dall'art. 524 c.c. è utilizzabile dai creditori non solo in presenza di una rinuncia formale all'eredità da parte del chiamato, ma anche nel caso in cui quest'ultimo non dichiari di accettarla in seguito all'esperimento della cd. "actio interrogatoria" ex art. 481 c.c., essendo le due ipotesi assimilabili dal punto di vista del pregiudizio arrecato alle ragioni dei creditori del chiamato.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - IMPUGNAZIONE DA PARTE DEI CREDITORI DEL LEGITTIMARIO PRETERMESSO
Cass. civ., Sez. II, 29/07/2008, n. 20562
L'azione ex art. 524 cod. civ., mediante la quale i creditori del rinunciante all'eredità chiedono di essere autorizzati all'accettazione con beneficio d'inventario, in nome e luogo del rinunciante stesso, non può essere esperita quando la rinuncia provenga dal legittimario pretermesso, non potendo quest'ultimo essere qualificato chiamato all'eredità, prima dell'accoglimento dell'azione di riduzione che abbia rimosso l'efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - INSERZIONE NEL REGISTRO DELLE SUCCESSIONI
Cass. civ. Sez. III, 13 febbraio 2014, n. 3346
L'inserzione dell'atto di rinuncia all'eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità. Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l'erede per il pagamento dei debiti del "de cuius", a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all'eredità, ha l'onere di provare, anche solo mediante l'acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell'atto "de quo" nel registro delle successioni.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - POSSESSO DEI BENI EREDITARI
Cass. civ., Sez. II, 22/06/1995, n. 7076
L'onere imposto dall'art. 485 c.c. al chiamato all'eredità che si trovi nel possesso di beni ereditari di fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia di essa, condiziona non solo la facoltà del chiamato di accettare l'eredità con beneficio di inventario ex art. 484 dello stesso codice, ma anche quella di rinunciare all'eredità, ai sensi del successivo art. 519, in maniera efficace nei confronti dei creditori del "de cuius", dovendo il chiamato, allo scadere del termine stabilito per l'inventario, essere considerato erede puro e semplice.
RINUNCIA ALL'EREDITA' - SIMULAZIONE
Cass. civ. Sez. II, 2 marzo 2015, n. 4162
La rinunzia all'eredità è un negozio unilaterale non recettizio, sicché non può configurarsene la simulazione, essendo impossibile l'accordo tra dichiarante e destinatario, richiesto dall'art. 1414, terzo comma, cod. civ.
RINUNCIA AL LEGATO DI BENI IMMOBILI
Cass. civ. Sez. II, 09 giugno 2017, n. 14503
La volontà di rinunziare al legato di beni immobili, per cui è necessaria la forma scritta "ad substantiam", ai sensi dell'art. 1350 c.c., avendo natura meramente abdicativa può essere dichiarata pure con l'atto di citazione - per sua natura recettizio con effetti anche sostanziali - il quale, provenendo dalla parte che, con il rilascio della procura a margine o in calce, ne ha fatto proprio il contenuto, soddisfa altresì il requisito della sottoscrizione, sicché l'atto risponde al requisito formale, senza che assuma rilievo la sua trascrizione, in quanto volta soltanto a renderlo opponibile ai terzi.
RIUNIONE FITTIZIA - DEBITO DA FIDEIUSSIONE
Cass. civ., Sez. II, 09/11/2021, n. 32804
Nella formazione della massa ai sensi dell'art. 556 c.c. si detrae dal valore dei beni compresi nel relictum solo il valore dei debiti del defunto aventi esistenza attuale e certa nel patrimonio ereditario, fatta salva la reintegrazione della legittima, previa rettifica del calcolo, se il debito, inizialmente non detratto, sia venuto ad esistenza in un secondo momento. Pertanto, il debito derivante da fideiussione prestata dal de cuius è detraibile se e nella misura in cui sia dimostrata l'insolvibilità del debitore garantito o l'impossibilità di esercitare l'azione di regresso.
RIUNIONE FITTIZIA - DETERMINAZIONE DELLA PORZIONE DISPONIBILE
Cass. civile, sez. II numero 12919 (24/07/2012)
In tema di successione necessaria, per accertare la lesione della quota di riserva va determinato il valore della massa ereditaria, quello della quota disponibile e della quota di legittima. A tal fine, occorre procedere alla formazione del compendio dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione; quindi, alla detrazione dal relictum dei debiti, da valutare con riferimento alla stessa data; e, ancora, alla riunione fittizia, cioè meramente contabile, tra attivo netto e donatum, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare, in relazione ai beni immobili ed ai beni mobili, secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione (artt. 747 e 750 c.c.) e, con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (art. 751 c.c.). Devono calcolarsi, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore del relictum al netto ed il valore del donatum ed imputarsi, infine, le liberalità fatte al legittimario, con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (art. 564 c.c.).
RIUNIONE FITTIZIA - QUALI DONAZIONI CALCOLARE
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 05/05/2022, n. 14193
Ai fini del calcolo della quota disponibile ai sensi dell'art. 556 c.c., sono sempre assoggettate a riunione fittizia tutte le donazioni, a chiunque fatte, indipendentemente dalla qualità di congiunto, erede o di estraneo del donatario.
SCRITTURA PRIVATA - PROVA DELLA DATA
Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 14/12/2022, n. 36602
L'inopponibilità di cui all'art. 2704 c.c., che non riguarda il negozio, ma la data della scrittura e che non attiene all'efficacia dell'atto, ma alla prova di esso che si intende dare a mezzo del documento, implica che il negozio e la sua stipulazione in data anteriore al fallimento possono essere oggetto di prova, prescindendo dal documento, con tutti gli altri mezzi consentiti dall'ordinamento, salve le limitazioni derivanti dalla natura e dall'oggetto del negozio stesso; tuttavia, ove il contratto sia soggetto alla forma scritta "ad substantiam", l'assenza di data certa della scrittura privata che documenta il contratto non può essere sostituita da altra prova ed il creditore non può, conseguentemente, far valere nei confronti del fallimento alcun diritto di credito che si fondi sul detto titolo negoziale.
SIMULAZIONE - REGIME PROBATORIO
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 04/05/2023, n. 11659
In tema di prova della simulazione, l'erede che agisce per l'accertamento della simulazione della donazione può giovarsi del più favorevole regime probatorio previsto dall'art. 1417 c.c., a condizione che la relativa azione sia strumentale e finalizzata alla tutela della quota di riserva, non essendo all'uopo necessario l'esercizio contestuale dell'azione di riduzione della donazione dissimulata.
SIMULAZIONE DEL CONTRATTO - DICHIARAZIONE PREZZO DELLA VENDITA - LEGITTIMARIO
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 14/11/2019, n. 29540
In tema di prova per presunzioni della simulazione di un contratto, la dichiarazione relativa al versamento del prezzo di una compravendita immobiliare, seppur contenuta nel rogito notarile, non ha valore vincolante nei confronti del creditore di una delle parti - ovvero del legittimario, come nel caso di specie - che abbia proposto azione diretta a far valere la simulazione dell'alienazione, poiché questi è terzo rispetto ai soggetti contraenti. Spetta in questo caso al giudice del merito valutare l'opportunità di fondare la decisione sulla prova per presunzioni e di apprezzare l'idoneità degli elementi presuntivi a consentire deduzioni che ne discendano secondo l'"id quod plerumque accidit", restando il relativo apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico.
SIMULAZIONE DELLA VENDITA - EFFETTI DEL NEGOZIO
Cass. civ., Sez. II, 11/11/2022, n. 33367
Una volta accertata la simulazione della vendita immobiliare per interposizione fittizia della persona dell'acquirente, gli effetti del negozio (trasferimento della proprietà) si producono a favore dell'interponente, conseguenza, quest'ultima, che scaturisce in via automatica e immediata dalla dichiarazione di simulazione relativa soggettiva ex articolo 1414, secondo comma, del codice civile e non esige un'apposita domanda di rivendica a cura dell'interponente ovvero una domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di trasferimento. L'accoglimento della domanda di simulazione per interposizione fittizia di persona, proposta dal terzo interessato, non implica la mera inopponibilità ed inefficacia dell'atto simulato verso il terzo ma si estende alla verifica dell'effettiva produzione dell'effetto traslativo in favore dell'interponente, per effetto del concluso accordo simulato.
SOPRAVVENIENZA DI FIGLI - OPERATIVITA' DELLA REVOCAZIONE DEL TESTAMENTO PER SOPRAVVENIENZA DI FIGLI  
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 05/10/2023, n. 28043
La revocazione delle disposizioni testamentarie per sopravvenienza di figli non opera quando il testatore, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, aveva già figli, dei quali gli era nota l'esistenza, e ne sia poi sopraggiunto un altro. In tale ipotesi, l'art. 687 c.c., attesa la sua natura eccezionale, non essendo suscettibile di applicazione analogica o estensiva, non può ritenersi applicabile.
SUCCESSIONE LEGITTIMA - PLURALITA' DI SUCCESSIBILI - SIMULTANEITA' DELAZIONE
Cass. civ. Sez. II, 06 febbraio 2014, n. 2743
In tema di successioni legittime, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità dei primi chiamati, sono abilitati ad effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità.
SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - CAPACITA' DI TESTARE
Cass. civ. Sez. II, 23 dicembre 2014, n. 27351
In tema di annullamento del testamento, l'incapacità naturale del testatore postula la esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del "de cuius", bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi; peraltro, poiché lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l'eccezione, spetta a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo.
SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - COESISTENZA CON LA SUCCESSIONE LEGITTIMA
Cass. civ. Sez. II, 20 giugno 2017, n. 15239
La successione legittima può coesistere con quella testamentaria nell'ipotesi in cui il "de cuius" non abbia disposto con il testamento della totalità del suo patrimonio ed in particolare, nel caso di testamento che, senza recare istituzione di erede, contenga soltanto attribuzione di legati. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in applicazione di detto principio ed in mancanza di formale istituzione di erede, aveva qualificato come legatario il beneficiario "morits causa" di una specifica consistenza immobiliare, non rilevando, in senso contrario, che lo stesso fosse stato altresì onerato di partecipare alle spese funerarie del "de cuius" né, tantomeno, la mancata menzione, nel testamento, di altri soggetti o di altri beni, la cui inesistenza non era stata dimostrata).
SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - PERDITA DEL DIRITTO DI ACCETTARE L'EREDITA'
Cass. civ. Sez. VI - 2 Ordinanza, 20 ottobre 2014, n. 22195
In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 cod. civ. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell'art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima.
TESTAMENTO - CONTENUTO DI SOLI LEGATI - SUCCESSIONE LEGITTIMA
Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 06/11/2023, n. 30802
In tema di successione ereditaria, la presenza di un testamento che contenga soltanto attribuzioni a titolo di legato idonee ad esaurire l'asse relitto non esclude la successione legittima, la quale sussiste anche quando è priva di un positivo contenuto patrimoniale, siccome destinata ad operare sia al fine di individuare la responsabilità per i debiti ereditari e per gli obblighi gravanti sull'erede, sia al fine di decidere sulla sorte dei beni appartenenti al de cuius, ma ignorati dalle disposizioni testamentarie, ovvero sopravvenuti alla data di redazione della scheda, i quali sono destinati a devolversi secondo le regole della successione ab intestato, una volta esclusa la possibilità di individuare una diversa istituzione di erede nelle previsioni di ultima volontà.
TESTAMENTO - DATI CATASTALI DEGLI IMMOBILI
Cass. civ., Sez. II, 23/01/2017, n. 1649
In tema di successioni, il testamento, olografo o pubblico che sia, non deve necessariamente contenere, a pena di nullità, le indicazioni catastali e di configurazione degli immobili cui si riferisce, essendo invece sufficiente, per la validità dell'atto, che questi siano comunque identificabili senza possibilità di confusione, salva la necessità, che peraltro non attiene ad un requisito di regolarità e validità del testamento, che gli eredi, in sede di denuncia di successione e di trascrizione del testamento medesimo, provvedano essi ad indicare specificamente gli immobili predetti, menzionandone dati catastali, confini e quant'altro all'uopo utile.
TESTAMENTO - IMPUGNAZIONE - LITISCONSORZIO NECESSARIO
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 18/11/2019, n. 29826
I soggetti menzionati nel testamento sono litisconsorti necessari per il solo fatto di essere stati contemplati nella scheda, a prescindere dalla loro qualità di eredi o legatari e a prescindere dalla loro concorrente qualità di potenziali successibili ex lege.
TESTAMENTO - INTERPRETAZIONE DEL TESTAMENTO
Cass. civ. Sez. II, 30 maggio 2014, n. 12242
L'interpretazione del testamento è caratterizzata, rispetto a quella del contratto, da una più penetrante ricerca, al di là della mera dichiarazione, della volontà del testatore, la quale, alla stregua delle regole ermeneutiche di cuiall'art. 1362 c.c. (applicabili, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria), va individuata sulla base dell'esame globale della scheda testamentaria, con riferimento, essenzialmente, nei casi dubbi, anche ad elementi estrinseci alla scheda, come la cultura, la mentalità e l'ambiente di vita del testatore. Ne deriva che il giudice di merito può attribuire alle parole usate dal testatore un significato diverso da quello tecnico e letterale, quando si manifesti evidente, nella valutazione complessiva dell'atto, che esse siano state adoperate in senso differente, purché non contrastante ed antitetico, e si prestino ad esprimere, in modo più adeguato e coerente, la reale intenzione del de cuius.
TESTAMENTO - REVOCAZIONE ESPRESSA DI TESTAMENTO
Tribunale di Savona, sez. civile del 2021 numero 521 (18/06/2021)
La revocazione espressa del testamento può farsi, ai sensi dell'art. 680 cod. civ., oltre che con un atto ricevuto da notaio in presenza di due testimoni, con un nuovo testamento, mediante una dichiarazione di volontà unilaterale e non recettizia, diretta a togliere, in tutto o in parte, efficacia giuridica a precedenti disposizioni testamentarie dello stesso revocante; ne consegue che, a tal fine, non può essere considerata come una formula di stile l'espressione “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria contenuta nel testamento posteriore”.
TESTAMENTO - RINUNZIA AGLI EFFETTI DI UN TESTAMENTO
Cass. civ. Sez. II, 05 giugno 2014, n. 12685
Per la valida rinunzia a far valere il testamento, occorre l'accordo di tutti i coeredi, da redigere per atto scritto, a pena di nullità, se nella successione sono compresi beni immobili, poiché detto accordo, importando una modificazione quantitativa delle quote, tanto dal lato attivo, che da quello passivo, si risolve in un atto di disposizione delle stesse.
TESTAMENTO OLOGRAFO - ALLEGAZIONE PLANIMETRIE
Cass. civ. Sez. II, 25 febbraio 2014, n. 4492
Il testamento olografo non perde il requisito dell'autografia seppure il testatore vi alleghi planimetrie redatte da terzi (nella specie, da un geometra) per meglio descrivere gli immobili ereditari, già compiutamente indicati nella scheda testamentaria.
TESTAMENTO OLOGRAFO - CONTESTUALITA' REDAZIONE E SOTTOSCRIZIONE
Cass. civile, sez. II del 2008 numero 25845
Premesso che il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore, e che la sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni (art. 602 c.c.), deve ritenersi, che ai fini della validità di tale testamento non è richiesta una necessaria contestualità nella redazione dei suddetti elementi che ne costituiscono la struttura, potendo pertanto il testamento essere compilato anche in tempi diversi e quindi essere formato progressivamente, in assenza di alcuna norma che prescriva la sua redazione in un unico contesto temporale (Cass. 22.3.1985 n. 2074; Cass. 1.12.2000 n. 15379; Cass. 23.6.2005 n. 13487). È dunque possibile che il testatore, dopo aver redatto solo in parte le sue disposizioni di ultima volontà, le completi successivamente sempre nel rispetto dei requisiti previsti dall’art. 602 c.c..
In tale contesto nessuna incidenza in senso contrario può essere attribuita all’ eventualità che la sottoscrizione del testamento olografo sia stata apposta dal testatore in epoca antecedente alle disposizioni testamentarie, sempre che, ovviamente, tali disposizioni precedano nella scheda la sottoscrizione stessa. In effetti la finalità riconosciuta a tale ultimo requisito del testamento olografo – consistente nella esigenza di avere l’assoluta certezza ma non solo della riferibilità al testatore delle disposizioni testamentarie, già assicurata dall’olografia, ma anche della inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo nel disporre del suo patrimonio senza alcun ripensamento dopo la redazione del testamento – non viene certamente vanificata qualora la sottoscrizione sia stata apposta da un punto di vista temporale prima delle disposizioni cui si riferisce.
TESTAMENTO OLOGRAFO - DATA
Cass. civ. Sez. II, 03 settembre 2014, n. 18644
La data del testamento olografo può essere apposta in ogni parte della scheda, non prescrivendo la legge che essa debba precedere o seguire le disposizioni di ultima volontà.
TESTAMENTO OLOGRAFO - DATA - APPOSIZIONE DA PARTE DI UN TERZO
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 10/11/2023, n. 31322
In tema di successione, nel testamento olografo l'omessa o incompleta indicazione della data ne comporta l'annullabilità. L'apposizione di questa ad opera di terzi, se effettuata durante il confezionamento del documento, lo rende nullo perché, in tal caso, viene meno l'autografia dell'atto, senza che rilevi l'importanza dell'alterazione. L'intervento del terzo, se avvenuto in epoca successiva alla redazione, non impedisce, invece, al negozio mortis causa di conservare il suo valore tutte le volte in cui sia comunque possibile accertare la originaria e genuina volontà del de cuius.
TESTAMENTO OLOGRAFO - ERRONEA INDICAZIONE DELLA DATA
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 29/11/2021, n. 37228
L'indicazione erronea della data nel testamento olografo, dovuta ad errore materiale del testatore per distrazione, ignoranza od altra causa, anche se concretantesi in una data impossibile, non voluta però come tale dal testatore, può essere rettificata dal giudice, ma solo avvalendosi di altri elementi intrinseci della scheda testamentaria, così da rispettare il requisito essenziale della autografia dell'atto. L'apprezzamento del giudice del merito circa la sussistenza di un mero errore materiale del testatore al riguardo e circa l'esclusione dell'intenzione del testatore d'indicare, invece, volutamente una data impossibile che renderebbe annullabile il testamento, perché equivalente a data inesistente, è incensurabile in Cassazione, qualora sia sorretto da motivazione adeguata ed immune da vizi di logica o di diritto.
TESTAMENTO OLOGRAFO - MERO PROGETTO O ATTO DI DISPOSIZIONE
Cass. civ., Sez. VI - 2, Ordinanza, 24/09/2021, n. 25936
Perché un atto costituisca disposizione testamentaria, è necessario che lo scritto contenga la manifestazione di una volontà definitiva dell'autore, compiutamente e incondizionatamente formata, diretta allo scopo di disporre attualmente dei suoi beni, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte; pertanto, ai fini della configurabilità di una scrittura privata come testamento non è sufficiente il riscontro dei requisiti di forma, occorrendo, altresì, l'accertamento dell'oggettiva riconoscibilità nella scrittura della volontà attuale del suo autore di compiere non già un mero progetto, ma un atto di disposizione del proprio patrimonio per il tempo successivo al suo decesso. Siffatto accertamento - che, ove le espressioni contenute nel documento risultino ambigue o di valore non certo, presuppone la necessaria indagine su ogni circostanza, anche estrinseca, idonea a chiarire la portata, le ragioni e le finalità perseguite con la disposizione - involge un apprezzamento di fatto spettante al giudice del merito che, se adeguatamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità.
TESTAMENTO OLOGRAFO - EFFICACIA PROBATORIA
Cass. civ. Sez. VI - 2 Ordinanza, 29 settembre 2014, n. 20484
L'attribuzione al testamento olografo dell'efficacia probatoria di cui all'art. 2702 c.c. richiede, in caso di disconoscimento o rituale contestazione in giudizio, che l'accertamento grafologico sia condotto sull'originale del relativo documento e non sulla copia fotostatica, in quanto soltanto nel documento originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione, in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico-fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi.
TESTAMENTO OLOGRAFO - INTERPRETAZIONE SCRITTURA PRIVATA
Cass. civ. Sez. VI - 2, 29 novembre 2013, n. 26931
Ai fini della configurabilità di una scrittura privata come testamento olografo non è sufficiente il riscontro dei requisiti di forma individuati dall'art. 602 c.c., occorrendo, altresì, l'accertamento dell'oggettiva riconoscibilità nella scrittura della volontà attuale del suo autore di compiere non già un mero progetto, ma un atto di disposizione del proprio patrimonio per il tempo successivo al suo decesso: tale accertamento, che costituisce un prius logico rispetto alla stessa interpretazione della volontà testamentaria, è rimesso al giudice del merito e, se congruamente e logicamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità.
TESTAMENTO PUBBLICO - CIECO CHE NON PUO' SOTTOSCRIVERE
Cass. civ. Sez. II, 09 aprile 2014, n. 8346
Ai fini della validità del testamento pubblico, la dichiarazione del testatore di non poter firmare perché cieco, seppur trasfusa nell’atto del notaio rogante, è di per sé insufficiente a giustificare la mancata apposizione della propria sottoscrizione, occorrendo altresì la verifica di una concreta correlabilità a tale ‘‘status’’ di una effettiva e non ovviabile incapacità a vergare la propria firma, in quanto, altrimenti, il testamento e` nullo per difetto di sottoscrizione.
TRASCRIZIONE DEGLI ATTI MORTIS CAUSA - EFFETTI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 13/07/2023, n. 20114
La trascrizione degli acquisti mortis causa (ossia per successione nei diritti già esistenti in capo al de cuius ma non per diritti che si creino ex novo, sia pure in forza del testamento o per diritti che comunque non appartenevano già al testatore), richiesta dall'art. 2648 cod. civ., non vale a risolvere il conflitto fra l'erede e l'acquirente dal de cuius, ma deve eseguirsi ai soli effetti della continuità delle trascrizioni. Consegue che l'erede e il legatario non possono eccepire il difetto di trascrizione di un atto di alienazione compiuto dal defunto: il primo perché succedendo al disponente non può rivestire la qualità di terzo, neppure se accetta con il beneficio di inventario; il secondo perché, configurando la vendita della cosa legata compiuta dal disponente revoca del legato medesimo, quanto meno come legato di cosa propria, la trascrizione mai potrebbe supplire all'inesistenza del titolo.
TRUST - APPLICAZIONE IMPOSTA SULLE SUCCESSIONI E DONAZIONI
Cass. civ., Sez. V, 30/05/2018, n. 13626
In merito all'imposta di registro da applicare ad un trust con vincolo di destinazione si è affermato che l'imposta sulla costituzione di vincolo di destinazione è un'imposta nuova, accomunata solo per assonanza alla gratuità delle attribuzioni liberali, altrimenti gratuite e successorie; essa riceve disciplina mediante un rinvio, di natura recettizio-materiale, alle disposizioni del D.Lgs. 346/90, ma conserva connotati peculiari e disomogenei rispetto a quelli dell'imposta classica sulle successioni e sulle donazioni. Ciò in quanto nell'imposta in esame, a differenza che in quella tradizionale, il presupposto impositivo è correlato alla predisposizione del programma di funzionalizzazione del diritto al perseguimento degli obiettivi voluti; là dove l'oggetto consiste nel valore dell'utilità della quale il disponente, stabilendo che sia sottratta all'ordinario esercizio delle proprie facoltà proprietarie, finisce con l'impoverirsi. Se questa imposta abbisognasse del trasferimento e, quindi, dell'arricchimento, essa sarebbe del tutto superflua, risultando sufficiente quella classica sulle successioni e sulle donazioni, nelle quali il presupposto d'imposta è, giustappunto, il trasferimento, quantunque condizionato o a termine, dell'utilità economica ad un beneficiario.
Cass. civ., Sez. V, 13/06/2018, n. 15468
L'imposta sulle successioni e donazioni si applica al conferimento di beni in trust solo laddove si provi che il disponente ha trasferito al trustee beni e diritti pervenendo al reale arricchimento del beneficiario.
TRUST - AZIONE REVOCATORIA
Cass. civ., Sez. III, Ordinanza, 06/10/2023, n. 28146
In materia di azione revocatoria, l'istituzione di trust familiare anche se costituito per fini di contribuzione ex art. 143 c.c., non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura - ai fini della revocatoria ordinaria - un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti.
TRUST - TRASFERIMENTO DEI BENI DAL TRUSTEE AL BENEFICIARIO
Cass. civ., Sez. V, 25/05/2018, n. 13141
In tema di imposizione del trust, la Cassazione civile ha stabilito che il presupposto d'imposta derivante dall'attribuzione patrimoniale consistente nel bene, svolta a fronte del corrispettivo pagato, si manifesta solo con il trasferimento definitivo di beni dal "trustee" al beneficiario. Il trasferimento dei beni al "trustee" ha natura transitoria e vi è alcuna capacità contributiva effettiva in capo a nessuno dei soggetti coinvolti nella costituzione del trust fund.
TRUST - TRASFERIMENTO DEL BENE DAL SETTLOR AL TRUSTEE
Cass. civ., Sez. V, Sentenza, 17/01/2018, n. 975
Il trasferimento del bene dal "settlor" al "trustee" avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi, poiché non ne comporta l'attribuzione definitiva allo stesso, che è tenuto solo ad amministrarlo ed a custodirlo, in regime di segregazione patrimoniale, in vista del suo ritrasferimento ai beneficiari del "trust": detto atto, pertanto, è soggetto a tassazione in misura fissa, sia per quanto attiene all'imposta di registro che alle imposte ipotecaria e catastale.
TRUST - TUTELA DEI DIRITTI SUCCESSORI DEI LEGITTIMARI
Cass. civ., Sez. II, Ordinanza, 17/02/2023, n. 5073
In caso di trust "inter vivos" con effetti "post mortem" di tipo discrezionale - nel quale, cioè, l'individuazione dei beneficiari e/o la determinazione dell'entità delle quote loro spettanti è rimessa alla discrezionalità del "trustee" - la tutela dei diritti successori dei legittimari nei confronti del relativo atto istitutivo e dei successivi atti di conferimento è assicurata non già dal mancato riconoscimento del "trust" - in conseguenza della sua nullità per contrasto con l'ordine pubblico interno, ai sensi dell'art. 13 della Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985, resa esecutiva in Italia con l. n. 364 del 1989 - bensì dall'azione di riduzione, i cui legittimati passivi devono individuarsi nei beneficiari, ove il "trustee" abbia già eseguito il programma del disponente, dando corso alle relative disposizioni patrimoniali (ovvero allorquando i beneficiari medesimi siano comunque individuabili con certezza), e nel "trustee" nella contraria ipotesi in cui il "trust" non abbia ancora avuto esecuzione (oltre che nel cd. "trust" di scopo, nel quale manca una specifica individuazione dei beneficiari).
VENDITA - ONERE DI PROVARE IL PAGAMENTO DEL PREZZO DICHIARATO NELL'ATTO NOTARILE
Cass. civ., Sez. II, Ord., 11/04/2019, n. 10182
...l'acquirente ha l'onere di provare l'effettivo pagamento del prezzo, potendosi, in mancanza, trarre elementi di valutazione circa il carattere apparente del contratto; tale onere probatorio non può, tuttavia, ritenersi soddisfatto dalla dichiarazione relativa al versamento del prezzo contenuta nel rogito notarile, in quanto il creditore che agisce per far valere la simulazione è terzo rispetto ai soggetti contraenti (conf. Cass. n. 1413/2006, nonchè quanto alla irrilevanza della dichiarazione di versamento del prezzo contenuta nell'atto impugnato, Cass. n. 22454/2014; Cass. n. 12955/2014)...

Avvocato Antonio Pedrazzoli
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